Scelte del mese, Servizio di copertina

27 gennaio 2012 | 9:29

Capitani coraggiosi

Erano mesi che teneva sotto osservazione il mondo editoriale nostrano alla ricerca del partner giusto. Arianna Huffington, sessantenne, greca d’origine e naturalizzata americana, giornalista e manager, donna potente senza inibizioni, veloce ma anche riflessiva, bruciava dalla voglia di gettare in Italia l’ancora di un’edizione ‘nativa’ del suo Huffington Post. C’era riuscita con quegli snobboni dei francesi di Le Monde, e in Spagna aveva sedotto un sofisticatissimo Juan Luis Cebrià¡n, amministratore delegato del Grupo Prisa, editore dell’autorevole Paà­s. In Italia invece nisba, tutti scettici e difficili. Nemmeno fosse venuta a vendere una partita di tzatziki.
Anche i manager dell’Aol Huffington Post Media Group, con a capo Jimmy Maymann, dopo aver studiato il nostro mercato Internet (l’unico comparto a tirare sul fronte degli investimenti pubblicitari) insistevano a voler mettere un piede in Italia, piazza strategica per i media internazionali visto che siamo un serbatoio di pubblicità  delle aziende del design, della moda e del lusso. Agli inizi di ottobre la signora Huffington, pragmatica come sanno esserlo i businessmen e le businesswomen americane, aveva preso l’aereo per fare quella che sembrava poco più di una comparsata allo Iab Forum 2011 di Milano, un evento-must della comunicazione digitale. E senza perder tempo e ricamare sulle allusioni aveva espresso forte e chiaro la sua intenzione di sbarcare in Italia con la sua amata creaturina.
Agli squilli di tromba sono subito seguiti i contatti diretti con i più importanti editori. Gli incontri con i vertici di Rcs Media Group non hanno superato i toni della cortesia. Troppi i problemi provocati da una crisi senza eguali per stare a sentire le sirene dell’Huffington Post, hanno replicato freddini i signori di Via Solferino. Un’aria non molto diversa anche al Gruppo L’Espresso, dove il dossier viene studiato con una certa attenzione ma, all’inizio, con poca passione. I dubbi sono molti, la situazione economica generale non permette di fare grandi sogni, però… A quel punto si decide di parlarne direttamente con l’editore Carlo De Benedetti. È cosa nota che quando si parla di web con l’ingegnere i suoi occhi si fanno appuntiti come due spilli. Tanto che De Benedetti decide di aprire la trattativa con Aol convincendo l’amministratore delegato Monica Mondardini, che si mostra piuttosto riluttante.
De Benedetti da anni è convinto che la Rete e il digitale siano il futuro dell’editoria. Lo ha dimostrato, vero antesignano, quando all’inizio del ’99 decise di investire per sviluppare il portale di Kataweb, nonostante la dura opposizione di Carlo Caracciolo, il grande editore e all’epoca presidente del Gruppo L’Espresso, che considerava Internet una vera “cazzata”.
La divisione digitale del Gruppo L’Espresso, nata nel 2009, concentra uomini e tecnologie per gestire il potente sviluppo delle testate del gruppo su pc, mobile, tablet, net tv e chi più ne ha più ne metta. E nel secondo semestre del 2011 ha realizzato ricavi per 21,3 milioni di euro, in crescita del 23,7% rispetto allo stesso periodo del 2010; un risultato operativo i 5,4 miloni di euro con un redditività  del 25,2%; Il 15,5% in più per la raccolta pubblicitaria.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 424 – gennaio   2012