Editoria

30 gennaio 2012 | 11:23

Naufragio Giglio/Giornale insiste, ancora polemica con Der Spiegel

Sallusti: I lettori sono con noi, Merkel non faccia la maestrina

Roma, 28 gen. (TMNews) – Il Giornale ci riprova. Dopo l’apertura di ieri, ‘Tedeschi, a noi Schettino, a voi Auschwitz”, anche oggi il quotidiano torna in edicola con la polemica contro l’articolo di Der Spiegel che aveva definito gli italiani una “non razza di codardi” in riferimento al comportamento del comandante della Costa Concordia dopo il naufragio all’isola del Giglio. “Servi dei tedeschi, l’Italia dice nein”, è il titolo di prima oggi, riferito alle lettere e ai commenti pervenuti al Giornale sulla scelta di ieri. “Da ieri – spiega nel suo editoriale il direttore Alessandro Sallusti – la distanza tra la Germania e l’Italia si è accorciata e non mi riferisco al valore dei titoli di Stato. Parlo della consapevolezza che i tedeschi non sono una razza superiore e che noi italiani non siamo il loro zerbino nè servi di nessuno. Lo deduco dopo aver letto molti dei commenti recapitati a migliaia sul nostro giornale e circolati in rete” sulla prima pagina di ieri. “Il senso del mio articolo era che i tedeschi possono insegnarci alcune cose ma non come stare al mondo. La loro storia glielo impedisce e la devono smettere di fare i maestrini d’Europa perchè, indipendentemente dal Pil, hanno seminato solo lutti e disastri – continua – La sorpresa è che su questa tesi si è ritrovato un popolo che non ha colore politico ma dignità  e senso di appartenenza. E che è stufo di pendere dalle labbra di Merkel e soci”. “Non meritiamo di essere declassati da oscure agenzie di banchieri che negli scorsi anni ci hanno imbrogliati e depredati”, aggiunge Sallusti che conclude: “Se tutto questo è successo è perchè noi italiani gliel’abbiamo permesso in nome dell’antiberlusconismo: denigrare l’Italia per colpire l’ex premier. (…) A rimuovere le responsabilità  tedesche nella caccia agli ebrei in nome del politicamente corretto si rischia il negazionismo. A parlare di razza, come ha fatto il giornalismo dello Spiegel, si rischia il nazismo. Non ci pentiamo di averlo scritto…”.