Muy confidencial

09 febbraio 2012 | 12:37

L’Upa presenta la ricerca ‘Rai quale futuro?’

Giudizio durissimo del presidente dell’Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi, alla presentazione alla stampa della ricerca ‘Rai quale futuro?’ commissionata dall’Unione utenti pubblicitari ad AstraRicerche e realizzata con un   questionario a 4mila tra imprenditori, marketing manager, comunicatori, giornalisti e opinion leader. “Sentiamo la responsabilità ”, ha dichiarato Sassoli, “di occuparci della Rai sia per il ruolo che svolge nel Paese sia perché gli investimenti pubblicitari rappresentano il 50% delle entrate della tivù pubblica. L’investimento vale un miliardo di euro. Dalla ricerca risulta come opinione diffusa che oggi la Rai è indifendibile per la lottizzazione che la contraddistingue, per arretratezza culturale. È un’azienda rassegnata perchè sembra non credere al cambiamento”.
Il 50% degli intervistati sostiene che la Rai è un’azienda senza rimedio. E che è ricca di risorse tecniche e di professionisti, ma poco di manager.
Non mancano però esempi di vitalità :   il varo dei canali digitali tematici malgrado i pochi investimenti e lo sbarco sul web anticipando i concorrenti.
Ma come riformare la Rai? Circa un quarto degli intervistati reputa inutile la rifoma; mentre tre quarti crede che sia possibile. Dalla ricerca emerge una grande domanda di efficienza: sarebbe necessario separare la gestione dalla fattura dei programmi. Tra le proposte, una rete senza pubblicità  e finanziata solo dal canone per poter sviluppare programmi e contenuti di taglio culturale sperimentale senza dover fare i conti con le audience.
Il 70% dice no alla privatizzazione perché in italia non c’è un soggetto abbastanza ricco per acquistare la Rai, quindi ci vorrebbe una cordata e questa ipotesi è considerata negativa dalla maggior parte degli intervistati. “La Rai deve restare pubblica, siamo contrari a qualsiasi privatizzazione tipo Alitalia”, ha dichiarato Sassoli. “Il servizio pubblico garantisce la democrazia. Sarebbe difficile pensare all’Italia senza la Rai, però è importante ipotizzare una governance che la allontani dalla politica e la protegga dalla lottizzazione”.

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