Telekom Serbia/ Giudici: Marini dedito a menzogne e raggiri

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Le motivazioni della sentenza di condanna emessa a Roma

Roma, 13 feb. (TMNews) – “L’ipotesi che l’operazione Telekom Serbia sia stata accompagnata da fatti di corruzione e da falsificazione di bilanci non ha trovato né prove né indizi a sostegno. E così le prove assunte nel corso del dibattimento non hanno fatto altro che confermare la mendacità  di Marini”. Così si legge in un passaggio delle 87 pagine di motivazioni della sentenza con cui la V sezione del tribunale penale collegiale di Roma il 10 novembre dello scorso anno ha condannato il consulente finanziario Igor Marini a dieci anni di reclusione e l’uomo d’affari Maurizio De Simone a quattro anni e sei mesi. Secondo i giudici Marini era un personaggio “sistematicamente dedito alla menzogna e al raggiro anche in rapporti interpersonali” ed “una semplice indagine avrebbe consentito di accertare che era avvezzo a dire bugie in ogni situazione, anche quando non vi era alcun motivo per farlo”. Eppure sulle sue dichiarazioni si basarono accuse e sospetti riguardo l’affare che riguardò Telekom Serbia.Nel processo erano costituiti parte civile diversi esponenti politici che furono calunniati da Marini. Il collegio ricorda nelle motivazioni della sentenza i 100mila euro da liquidare a Francesco Rutelli, Donatella e Lamberto Dini, Walter Veltroni, Piero Fassino e Clemente Mastella. E 150mila euro a Romano Prodi, all’epoca dei fatti presidente del consiglio. I giudici riguardo l’operazione finanziaria del 1997 con la quale Telecom Italia acquisì il 29 per cento di Telekom Serbia osservano “come non fosse plausibile sostenere da parte di Marini che ai politici italiani erano stati pagati complessivamente 893milioni di dollari a titolo di tangente e cioè una somma maggiore del prezzo pagato da Telecom per acquisire il 29 per cento della compagnia serba”. Inoltre “le somme versate per l’operazione, furono pagate non solo a titolo di prezzo, ma come compenso versato ai vari soggetti che nella transazione avevano prestato a vario titolo la propria opera professionale, e così dopo quattro anni di indagine è stata fatta luce sulla destinazione della quasi totalità  di quelle somme e si è potuto escludere che anche in parte siano venute nella disponibilità  delle persone indicate da Igor Marini”. Poi si sottolinea: “E’ paradossale che mentre Marini ha menzionato tra i destinatari delle tangenti solo esponenti della coalizione di centro-sinistra dell’epoca, l’unico politico ad aver indirettamente beneficiato di una parte del denaro apparteneva e appartiene all’opposto schieramento. Il compenso dovuto al mediatore, infatti, era stato trasferito su un conto a lui intestato presso una banca di San Marino e una parte di esso era stata versata” a favore della “società  Edizioni di Roma, amministrata dall’onorevole Italo Bocchino”.