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05 marzo 2012 | 10:19

Per 57% degli esperti è corsa ad armamenti cibernetici

Livello di prontezza di Usa, Gb e Cina inferiore a Israele
Roma, 5 mar. (TMNews) – Il 57% degli esperti mondiali di sicurezza informatica ritiene che sia in atto una corsa agli “armamenti” cibernetici, ovvero si stia puntando al nuovo fenomeno di contrapposizione digitale, la cosiddetta cyberwar. A rivelarlo è lo studio commissionato da McAfee a Security Defence and Agenda-SDA, il principale comitato specializzato in difesa e sicurezza di Bruxelles, secondo cui i Paesi più virtuosi sono Finlandia, Israele e Svezia e le sfide in questo ambito sono molte e pressanti. I risultati del report, intitolato “Sicurezza informatica: la controversa questione delle regole globali”, per la prima volta tratteggiano un`istantanea globale sulla percezione attuale a proposito delle minacce informatiche e sulle misure da adottare per difendersi da esse e indicano quale può essere la via da seguire. Per realizzare questo check-up SDA ha intervistato i maggiori esperti di sicurezza a livello globale. Il 57% degli esperti mondiali ritiene che sia oggi in atto una corsa agli armamenti digitali (cyberwar) nel mondo internet; il 36% degli intervistati considera che la sicurezza informatica sia più importante della difesa missilistica; danni o interruzioni alle infrastrutture critiche sono visti come la minaccia maggiore posta dagli attacchi informatici e il 43% la individua come una minaccia nazionale dalle conseguenze economiche estese. Inoltre il 45% degli interpellati considera la sicurezza informatica importante quanto quella alle frontiere per la protezione del territorio patrio; il livello di “prontezza” cibernetica di Stati Uniti, Australia, Regno Unito, Cina e Germania è minore di quello di nazioni più piccole come Israele, Svezia e Finlandia (tra i 23 paesi presi in considerazione nel report). Il rapporto dà  sei raccomandazioni sulle attività  da intraprendere per proteggersi da questa escalation cibernetica: condividere globalmente in tempo reale le informazioni richieste; prevedere incentivi finanziari per migliorare il livello della sicurezza sia nel privato, sia nel pubblico; dare più potere alle forze dell’ordine per combattere la criminalità  informatica transfrontaliera; sviluppare ‘best-pratice’ standard internazionali per la sicurezza: affrontare le sfide diplomatiche di fronte a trattati informatici globali; avviare campagne pubbliche di sensibilizzazione che vadano oltre gli attuali programmi per aiutare la cittadinanza. L`indagine di McAfee realizzata da Security Defence and Agenda-SDA, inoltre, pone in evidenza che per il 56% degli intervistati è necessario affrontare una prevista carenza di personale informatico. Ma anche che c`è un basso livello di preparazione agli attacchi informatici: Cina, Russia, Italia e Polonia sono dietro Finlandia, Israele, Svezia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. Altra nota dolente è che le esercitazioni di sicurezza informatica registrano una bassa adesione da parte del mercato: anche se quasi tutti gli interpellati sono convinti che le esercitazioni siano importanti, solo il 20% di essi operanti nel settore privato ha preso parte a tali esercitazioni. Per quanto riguarda la questione della valutazione del rischio, secondo il report di McAfee bisogna assegnare priorità  alla protezione delle informazioni, sapendo che non tutto va bene per tutti. I tre principali obiettivi che devono essere raggiunti sono: la riservatezza, l’integrità  e la disponibilità  delle informazioni in dosi diverse a seconda della situazione. Infine, per il delicato l`equilibrio tra sicurezza e privacy, si debbono migliorare la capacità  di attribuzione attraverso la riduzione selettiva dell`anonimato, senza sacrificare il diritto alla privacy.