Editoria, TLC

09 marzo 2012 | 11:44

Fisco/ Gdf Monza denuncia ideatori truffa contro Telecom Italia

Sono accusati anche di evasione d’imposta per decine di mln euro
Milano, 9 mar. (TMNews) – Le Guardia di Finanza di Monza è riuscita a individuare e denunciare i registi di un’organizzazione criminale accusata di evasione fiscale, esercizio abusivo dell’attività  creditizia e truffa aggravata a danno di Telecom Italia. Si tratta di un imprenditore brianzolo (S.R. di anni 51), di un imprenditore della bergamasca (C.A. di anni 58), di sua moglie (S.C. di anni 54) e di un commercialista anch’egli brianzolo (G.S. di anni 44). Nell’ottobre 2011 i finanzieri avevano già  arrestato un manager infedele di Telecom (G.R., milanese di 37 anni), un commercialista (S.S., anch`egli milanese di 48 anni) e di broker finanziario sanmarinese (A.T., di 50 anni). Ad oggi, è stato accertato che il complesso sistema illecito ha prodotto una truffa ai danni di Telecom e un’evasione di imposta per decine di milioni di euro. L’Autorità  Giudiziaria di Monza ha anche disposto il sequestro di beni destinati a confisca intestati all’imprenditore brianzolo per un totale di 1,5 milioni di euro. Nello specifico sono stati sequestrati conti correnti, portafoglio titoli, cassette di sicurezza, titoli di credito, obbligazioni, polizze, fondi patrimoniali di garanzia intestati agli indagati e giacenti presso numerosi istituti di credito su tutto il territorio nazionale, per un valore di circa euro 700.000; 3 immobili in Brianza di cui uno di lusso (per un valore di circa euro 500.000); 2 autovetture di lusso (Bmw e Mercedes) del valore totale di circa euro 120.000. Le indagini erano partite dall’individuazione di alcuni finanziamenti erogati a società  in crisi attraverso finte forniture in leasing di prodotti informatici (le Pen Paper Print da cui deriva il nome dell’operazione 3P): le società  bisognose di liquidità  avevano stipulato, infatti, falsi contratti di vendita con Teleleasing (società , all`epoca dei fatti, facente parte del gruppo Telecom). Ciò era stato possibile grazie alla complicità  tra alcuni funzionari infedeli di Telecom, che avevano eluso le procedure di controllo interne, alcuni imprenditori che si erano improvvisati procacciatori d’affari, trovando aziende in difficoltà  e un broker sammarinese che aveva gestito i passaggi dei capitali nello Stato del Titano.