Poste I.: ancora nel mirino Antitrust, ora tocca all’Iva (MF)

MILANO (MF-DJ)–Le Poste italiane finisco di nuovo sul banco degli imputati dell’Antitrust. Questa volta nel mirino dell’autorita’ di controllo della concorrenza e’ finita l’esenzione Iva di cui godono le Poste per il Servizio Universale, per assicurare il quale l’azienda riceve anche dei contributi statali.
L’aspetto su cui l’Antitrust ha deciso di indagare meglio, scrive MF, aprendo un’istruttoria nei confronti del gruppo guidato da Massimo Sarmi, riguarda in particolare i servizi di posta massiva e di posta prioritaria, gia’ liberalizzati. Si tratta per esempio, dei servizi postali garantiti alle banche, alle imprese o alle assicurazioni, che le Poste Italiane offrirebbero senza Iva, anche per i servizi oggetto di negoziazione individuale. Rientra in questa casistica, per esempio, un eventuale contratto di fornitura sottoscritto da Poste con una grande banca. Gli altri operatori del mercato che volessero offrire lo stesso tipo di servizio alla medesima banca, invece, dovrebbero applicare l’Iva al 21%. Una sproporzione di trattamento che secondo le stime elaborate da Carlo Altomonte, professore dell’Universita’ Bocconi, a fine 2010, finirebbe per avere conseguenze anche per le casse dell’erario. Secondo la ricerca l’inserimento della posta massiva nel perimetro del Servizio Universale (esente appunto da Iva) potrebbe comportare un mancato introito per lo Stato tra i 340 e i 480 milioni di euro l’anno. Stime che erano state effettuate quando, tra l’altro, l’imposta sul valore aggiunto era ancora al 20%. Ed e’ questo il punto su cui si e’ mossa l’Antitrust. “Il provvedimento dovra’ valutare se i comportamenti di Poste possono configurare un abuso di posizione dominante in violazione dell’articolo 102 del Trattato europeo nell’ipotesi in cui venisse accertato che la stessa fornisce in esenzione Iva anche i servizi oggetto di negoziazione individuale”, e’ scritto nel dispositivo dell’autorita’ che annuncia l’apertura della nuova pratica.

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