Facciamo come a Torino

Gli italiani sono seduti su una miniera d’oro. Stiamo parlando del patrimonio culturale e artistico che fa di questo Paese un’attrazione unica per il turismo mondiale, fonte di ricchezza inesauribile e maltrattata. Prendi Firenze. Ci sono nomi che solo a evocarli fanno girare la testa: la Galleria degli Uffizi, le Cappelle medicee, il giardino di Boboli. Tutto in mano alla Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale guidata con piglio da Cristina Acidini. Qualche numero per dare l’idea che non stiamo raccontando fole: 31 istituti museali (musei, gallerie, ville, cenacoli, chiostri, giardini, collezioni e chi più ne ha più ne metta); 680 dipendenti; 5 milioni di visitatori nel 2011 (con un incremento del 5,34% rispetto all’anno precedente); 20 milioni di incasso annuo; un sito – www.polomuseale.firenze.it – che dal mezzo milione di contatti del 2008 ne ha registrati un milione e 100mila tre anni dopo. Insomma, una miniera con tassi di reputazione da far invidia (tanto per dire: gli Uffizi sono in cima alla classifica insieme alla Scala di Milano con il 93% del gradimento). Eppure riuscire a comunicare tutto questo in maniera coordinata e redditizia da un punto di vista turistico è terribilmente complicato, come ci spiega, fuori dai denti, Cristina Acidini, un vulcano di energia, competenza ed esperienza, indifferente se urta la sensibilità  politica di questo o di quello. Ed è sufficiente accendere il registratore perché lei vada dritta al punto: “Firenze non comunica la propria cultura. Quelle poche volte che siamo in grado di far sapere qualcosa, lo facciamo in modo slegato, il che significa che il nostro è un sistema fragile, fondato solo sulla buona volontà  individuale. In questo contesto il Polo museale fiorentino non ha in bilancio un capitolo di spesa per la comunicazione e deve far rientrare tutto dal sostegno privato in occasione delle singole iniziative”.
Prima – Ci sta dicendo, dottoressa, che la città  del grande comunicatore Matteo Renzi non riesce a organizzarsi in materia di comunicazione?
Cristina Acidini – Per quel che riguarda il livello di comunicazione della macchina culturale organizzativa io finisco per essere, insieme alla struttura di segreteria, il garante dello smistamento e la mia agenda serve a evitare che all’interno della nostra struttura si vadano a creare eventi che si facciano concorrenza. Poi, però, ci sono gli appuntamenti messi in moto dal Comune, dalla Chiesa e quant’altro.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 426 – marzo 2012

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