Il consulente del Papa

“Ho la fortuna di potermi confrontare con l’editore più presente e meno invadente. Massima libertà  nei confronti dei poteri forti. Identità  di vedute quasi totale”, dice Marco Tarquinio, direttore di ‘Avvenire’, quotidiano della Cei, in cui parla del giornalismo, della Chiesa e della politica italiana.
“La cosa bella di noi cattolici è che al centro delle nostre azioni ci sono sempre gli interessi della persona. E l”Avvenire’ riflette questa convinzione. Il nostro giornalismo ha una funzione formativa, quella di in-formare. Formare dentro, nel modo di vivere. Aiutare la gente a comprendere ciò che sta avvenendo. In Italia e nel mondo”.
“Noto nella stampa italiana una certa degenerazione”, dice Tarquinio, “una rinuncia drammatica alla verifica dei fatti. Giorgio Bocca notava che ‘i giornali ingoiano tutto ciò che arriva’. Oggi più che mai. Porto l’esempio dell’Ici sui beni della Chiesa”, spiega Tarquinio: “chi si è andato a leggere davvero quel ricorso sa che non è mai stata una questione limitata alla Chiesa cattolica, ma un ricorso contro il regime fiscale per tutti gli enti non commerciali, cioè tutto il mondo del non profit italiano: laico e religioso. Perché non c’è mai stata una ‘legge ad ecclesiam’ in materia tributaria. Nonostante ciò che hanno detto e fatto credere i radicali”.
Tarquinio parla anche del caso Celentano che a Sanremo ha attaccato la stampa cattolica. “Il fatto che il presidente della Repubblica guadagni in un anno meno di quel che Celentano ha guadagnato in una sera mi rattrista”, dice il direttore di ‘Avvenire’. “E la pretesa di chiudere i giornali cattolici è una vergogna. Due anni fa, quando si vociferò la chiusura delle sedi Rai nel Sud del mondo, scelsi come termine di paragone del loro costo (alcune centinaia di migliaia di euro) i cachet dei vip ingaggiati da Raiuno per ‘Ballando con le stelle’, in particolare i 570mila euro a Raz Degan. Ma nessuno chiese di chiudere i nostri giornali”.
Per quanto riguarda la politica, Tarquinio afferma: “Non sopporto la destra libertina. E una certa sinistra, che in un editoriale ho chiamato sinistra ‘frou-frou’, che insegue i capricci e trascura i problemi della povera gente. Ma penso che un’alternativa al ‘bipolarismo furioso’ si possa trovare. E che il governo Monti sia già  sulla buona strada”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 426 – marzo 2012

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