ANSA/ EDITORIA: ANSELMI, APRIRSI AL NUOVO MA QUALITA’ CENTRALE

MIELI, ANNUNZIATA E ORFEO PRESENTANO MANUALE DI BARBANO E SASSU

(ANSA) – ROMA, 26 MAR – Occorre aprirsi al nuovo, cambiando modelli organizzativi e parametri di riferimento, ma non dimenticando che la qualità  resta elemento centrale del lavoro giornalistico, a partire della scelta della notizia per arrivare al modo in cui si espone. E’ il quadro delineato dal presidente della Fieg e dell’Ansa, Giulio Anselmi, in occasione della presentazione del volume di Alessandro Barbano (in collaborazione con Vincenzo Sassu) ‘Manuale di giornalismo’, che vedeva tra i relatori Paolo Mieli, Lucia Annunziata e Mario Orfeo e nel pubblico l’editore Francesco Gaetano Caltagirone. “Gli elementi della concorrenza e dell’integrazione tra cartaceo e nuovi media sono le linee che le aziende editoriali devono seguire se vogliono trasformare la crisi in qualcos’altro”, ha sostenuto Anselmi. Illustrando il libro, il presidente Fieg ha aggiunto che “la multimedialità  è più un obiettivo che una realtà , soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro” e che “da noi non si è trovato ancora il giusto equilibrio tra il lavoro di desk, che non è più quello dei poveracci rimasti nel retrobottega, ed i giornalisti mandati sul posto”. “Il buco – ha detto inoltre Anselmi – è all’origine dell’ omologazione dei giornali, ma ha ancora senso nella stagione di Internet? Ne ha poco, eppure questo elemento continua ad essere seguito perché i giornali sono troppo autoreferenziali ed è anche comodo per i direttori utilizzarlo come parametro quantitativo, piuttosto che fare la fatica di scegliere la linea della qualità “. “C’é qualcosa di cui avverto la perdita – ha aggiunto Mieli -: ed è la sparizione della gerarchia della notizia a vantaggio della confusione dell’analisi, dell’avvento di una poltiglia gratuita che prende il posto del lavoro serio pagato, tipico del mondo liberale. Siamo in un momento di sospensione tra un mondo che conosciamo ed un mondo nuovo, nel quale non si capisce chi paga. Passare a questa anarchia creativa e non pagata è un rischio che ha riflessi sulla società . Se non troviamo forme di remunerazione, nel giro di pochi anni potrebbe venir meno il giornalismo che conosciamo”. “In Italia, a differenza degli Usa, non vanno bene tutti i media, dai giornali alla tv – ha sostenuto Annunziata – C’é una malattia del sistema che non ha a che fare con l’avvento delle nuove tecnologie. Da 4-5 mesi non si riesce più a raccontare il Paese perché i punti di riferimento non sono più gli stessi. E’ finita un’era per tutti, anche per i giornali. Qualcuno in Italia dovrebbe dire che è finita e gli editori sono i primi a doversi porre il problema della rottura con il passato”. “Punto centrale – ha detto Orfeo – è il credito o discredito del giornalismo: mai come in questa fase sarebbe necessario che il giornalismo si accompagnasse alla democrazia. Sarebbe utile riflettere sul fatto che il processo della rivoluzione digitale é irreversibile. Il giornalismo si deve liberare da concezioni del passato ed aprirsi al futuro”. “Il nostro obiettivo – ha detto in conclusione Barbano – era di costruire un mattoncino nel sapere di una professione. Un sapere che si è spesso basato sull’esperienza e forse troppo poco sulla teoria. Il sapere è una sfida e un dovere e questa modernità  più complessa richiede strumenti di conoscenza nuovi”. (ANSA).

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