Cinema

27 marzo 2012 | 10:41

Cinema/Giordana: mio film non ideologico ma dobbiamo fare nomi

Dal 30 marzo il film su Piazza Fontana, “Romanzo di una strage”
Roma, 26 mar. (TMNews) – “Il mio film è lontano da qualsiasi partigianeria e ideologia: serve a spiegare degli avvenimenti attraverso lo strumento dell’arte. Se Pasolini a proposito delle stragi scrisse – Io so, ma non ho le prove -, dopo 40 anni possiamo fare nomi, ed è giusto farli”. Così Marco Tullio Giordana, regista del film su Piazza Fontana “Romanzo di una strage” (nelle sale il 30 marzo), ha spiegato lo spirito con cui ha ricostruito il dietro le quinte della strage del 12 dicembre 1969 a Milano. Giordana nel film mette in evidenza la pretestuosità  della scelta della pista anarchica nelle indagini e il ruolo dei giovani neofascisti, coperti dai servizi segreti, pronti a reazioni clamorose di fronte ai movimenti del ’68.
Sullo schermo vengono mostrati protagonisti pubblici o segreti dell’epoca (da Moro a Saragat, a Calabresi, agli uomini dei servizi segreti), le piste seguite e quelle occultate (come l’ipotesi che quel giorno scoppiarono due bombe, una anarchica e una fascista), le infiltrazioni nei movimenti estremisti di destra e sinistra, i depistaggi, quindi la nascita della strategia della tensione. “Su Piazza Fontana è stato fatto un lavoro di disinformazione e depistaggio su cui sono caduti anche i grandi giornali: io mi sono messo nei panni di tutti per raccontare personaggi controversi, evitando guidizi” ha affermato Giordana, che a proposito della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli ha detto: “Io faccio supposizioni che certo fanno capire che non si è suicidato: in questura successe un pasticcio, ma con le menzogne uscite quella notte dalla questura iniziò la distruzione dell’innocenza di chi in Italia credeva nella democrazia”.A proposito del commissario Calabresi, con il cui omicidio termina il film, Giordana ha affermato: “Io lo conobbi: era un uomo cortese e colto, e sicuramente nella sua stanza quando c’era lui non volavano schiaffi, ma la ricostruzione esatta di cosa successe la notte della morte di Pinelli oggi è impossibile. Certamente dopo quella notte il veleno finì tutto addosso a Calabresi”.
Il commissario nel film è interpretato da Valerio Mastandrea, che ha affermato: “Piazza Fontana è lontana ma è ancora vicina a noi, perché ha lasciato un senso di impunità  che accompagna la storia di questo Paese fino ad oggi”. Pierfrancesco Favino, interprete di Giuseppe Pinelli, invece ha sottolineato: “Credo che Piazza Fontana abbia interrotto brutalmente una ipotesi di democrazia che nel ’69 ancora c’era in Italia: quella strage rappresenta un’innocenza interrotta, si visse uno shock paragonabile solo a quello dell’11 settembre”.
Valerio Mastandrea non ha avuto nessun contatto con la famiglia Calabresi prima di girare il film, e gli sceneggiatori e il regista hanno scelto di non raccontare il commissario nel suo privato. Il regista ha spiegato: “Mario Calabresi ha riconosciuto al film il coraggio di rompere i soliti luoghi comuni, ma è ovvio che a lui manca suo padre e non può ritrovarlo nel film. Provo compassione per lui, nel senso che comprendo la sofferenza di chi ha perso una persona cara, che gli è stata strappata in maniera violenta”, e ha sottolineato: “Prendo però i complimenti di Mario Calabresi sul film come qualcosa di prezioso”.