Editoria/ Liberazione chiude, Cdr: Prc sconfigge suoi lavoratori

Fine vertenza, cassa integrazione a zero ore per tutti
Roma, 30 mar. (TMNews) – Si è conclusa la vertenza di Liberazione e il quotidiano del Prc chiude definitivamente i battenti. Ne dà  notizia un comunicato del comitato di redazione. “Rifondazione comunista – si legge – che attraverso la società  editoriale Mrc di cui è unica socia si è opposta in maniera miope a ogni tentativo di soluzione costruttiva, a ogni proposta di ulteriore sacrificio che non smantellasse il giornale e la redazione infligge ai suoi lavoratori e lavoratrici una tragica sconfitta”.
“Ci siamo battuti ostinatamente per due obbiettivi: la salvezza del giornale e i nostri posti di lavoro. Invece andremo tutti e tutte in Cassa integrazione a zero ore. Abbiamo firmato la richiesta per evitare ulteriori difficoltà  a colleghi già  provatissimi (il mancato accordo avrebbe implicato complicazioni e ritardi nell’erogazione dell’ammortizzatore sociale). A fatica abbiamo ottenuto, pare, il pagamento delle nostre spettanze ma non lo smaltimento delle ferie arretrate normalmente previsto prima dell’inizio della Cassa. Abbiamo addirittura dovuto accettare la rateizzazione dei buoni pasto arretrati (un migliaio di euro a testa, parte integrante della nostra retribuzione)”, continua la nota.
In teoria, nella trattativa si parlava di “sospensione” delle pubblicazioni, ferme da gennaio scorso per volere dell’editore.
Una “sospensione” che il cdr definisce “sine die, nonostante le opposte assicurazioni, offerte in primo luogo ai militanti del Prc impegnati in una generosa sottoscrizione per un giornale che non c’è”.”Nessun conforto ci deriva ormai dal rifinanziamento del Fondo per l’editoria per 120 milioni: risultato certamente ancora insufficiente, ma significativo, di una lotta che ci ha visto in prima fila. Ai tavoli sindacali abbiamo appreso infatti che il contributo maturato nel 2011 da Liberazione è stato interamente ceduto al Prc in cambio del denaro anticipato al giornale con il meccanismo della cessione di credito. Invano abbiamo chiesto che quel denaro fosse reinvestito nella ripresa di Liberazione”, denuncia il cdr.
“Buio completo, quindi. Il portato di una storia collettiva durata vent’anni dilapidato, una redazione dispersa, un bene comune spento per decisione di pochi”. Per Rifondazione un’ultima domanda: e cioè “se il ricorso alle nostre professionalità  avrà  luogo anche per quanto riguarda altri prodotti editoriali variamente riconducibili al Prc, oppure se il progetto non sia proprio quello di spostare le necessità  comunicative di Rifondazione su altri progetti, diversi da Liberazione, e senza l’incomodo di una redazione pensante che qualcuno ha definito ‘ingovernabile'”.

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