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04 aprile 2012 | 16:05

Ict/ Italia digitale: solo 48ma in graduatoria mondiale

Wef-Insead-Booz: pesano istruzione, controlli deboli, politica
Roma, 4 apr. (TMNews) – L’Italia è un Paese poco attraente per gli investimenti digitali a causa di ritardi nell’istruzione e nell’innovazione, oltre che di una persistenze debolezza dell’iniziativa del Governo e delle autorità  regolamentari nel promuovere questo aspetto, cruciale per la competività . Ritardi che collocano il Paese solo al 48mo posto a livello mondiale nella graduatoria contenuta in uno nuovo studio elaborato dal World Economic Forum (Wef), dalla società  di consulenza globale Booz & Co e dalla business school Insead cha hanno valutato a livello mondiale, su di un campione di 142 stati, le condizioni infrastrutturali e le competenze umane necessarie a fornire a famiglie e imprese le tecnologie informatiche e di comunicazione oltre che internet.
Al vertice della classifica dell’indice di “prontezza sulle reti” c’è la Svezia (5,94) che precede Singapore (5,86) e Finlandia (5,81). Ma anche prendendo in considerazione il solo raffronto europeo, l’Italia si colloca appena ventiseiesima, addirittura alle spalle di Paesi come Croazia e Montenegro. Perchè? “L’Italia in 48ma posizione – si legge nel documento, intitolato “Global Information Technology Report 2012 – presenta un profilo simile a quelli di Portogallo e Spagna, con un paio di peculiarità  che hanno relegato il Paese in tale posizione. Oltre alla prestazione inferiore sui sistemi dell’istruzione e dell’innovazione, la prima caratteristica particolare del caso italiano riguarda il funzionamento debole dell’ambiente politico e regolamentare (85mo nella graduatoria), che ostacola il funzionamento complessivo dell’economia. La seconda caratteristica particolare, è quella che il Governo è chiaramente in ritardo nello sforzo di spingere le tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni per aumentare la competitività  (113mo posto)”.
Un ritardo che si potrebbe iniziare a recuperare con la presentazione dell’agenda digitale che il ministro dello Sviluppo economico e delle infrastrutture, Corrado Passera ha intenzione di presentare entro il prossimo mese di giugno, come da lui anticipato lunedì scorso in un’intervista a Repubblica.
Comunque, “affrontare tali debolezze – è il giudizio del rapporto – dovrebbe essere una priorità  non solo per aumentare l’utilizzo delle tecnologie di comunicazione e informatiche ma per aumentare la competitività  più in modo più ampio”.
Cosa può fare un Paese, anche come l’Italia, per vincere le sfide della digitalizzazione? Cesare Mainardi, l’italiano appena approdato alla guida di Booz & Co una delle principali società  di consulenza mondiali, nella prefazione al rapporto sottolinea come “il successo nel mondo della digitalizzazione – dove i concorrenti da Shenzhen a Schengen possono apparentemente emergere da un giorno all’altro -richiede sia ai politici che ai leader d’impresa di tornare alla lavagna per identificare e costruire le capacità  ‘giuste per vincere’ nelle rispettive sfere d’influenza. Le nostre ricerche più recenti mostrano che la digitalizzazione moltiplica l’impatto della connettività , creando un sostanziale incremento di valore in termini non solo in termini di creazione di lavoro e di crescita economica, ma anche sul benessere della società  e sulla trasparenza del Governo”.
Per i politici la sfida della digitalizzazione, secondo il rapporto, oramai non passa più solo dall’assicurare l’accesso a internet e alle tecnologie digitali, ma nel fare sì che tali strumenti vengano effettivamente utilizzati in un’ottica organizzata. Negli ultimi anni, infatti, la proliferazione delle nuove tecnologie è stata sostanziale: il numero di personal computer utilizzati nel mondo è passato dai 100 milioni del 1990 agli 1,4 miliardi del 2010 con i telefoni portatili che nello stesso lasso di tempo sono schizzati da 10 milioni a oltre 5 miliardi di unità  e gli utenti internet che sono passati da 3 milioni a 2 miliardi. Per dare una prospettiva più concreta, solo vent’anni fa c’erano tanti utenti internet quanto gli abitanti di Madrid, mentre oggi gli utenti online equivalgono all’intera popolazione asiatica.
“I politici – si legge ancora nello studio-Wef-Insead-Booz – hanno un ruolo importante nell’assicurarsi che i rispettivi Paesi stiano procedendo verso gli stadi avanzati della digitalizzazione e devono riconoscere dove attualmente si collocano, riconoscendo i benefici di tale processo”. Non basta: “devono spostare la loro attenzione dall’accesso alle reti per mettere in moto programmi e progetti che puntino all’adozione e utilizzo diffusi della tecnologia. E ciò include la digitalizzazione dell’agenda nazionale, inclusa la sistematica pianificazionen e monitoraggio dei loro sforzi, l’evoluzione della struttura del governo e l’adozione di una prospettiva a ecosistema; attivazione della concorrenza e stimolo della domanda”Ecco, nella tabella, la classifica completa dell’indice 2012 di “prontezza sulle reti”.

I PAESI PIU’ ATTRAENTI PER L’AMBIENTE TECNOLOGICO

1 Sweden 5.94 2 Singapore 5.86 3 Finland 5.81 4 Denmark 5.70 5 Switzerland 5.61 6 Netherlands 5.60 7 Norway 5.59 8 United States 5.56 9 Canada 5.51 10 United Kingdom 5.50 11 Taiwan, China 5.48 12 Korea, Rep. 5.47 13 Hong Kong SAR 5.40 14 New Zealand 5.36 15 Iceland 5.33 16 Germany 5.32 17 Australia 5.29 18 Japan 5.25 19 Austria 5.25 20 Israel 5.24 21 Luxembourg 5.22 22 Belgium 5.13 23 France 5.12 24 Estonia 5.09 25 Ireland 5.02 26 Malta 4.91 27 Bahrain 4.90 28 Qatar 4.81 29 Malaysia 4.80 30 United Arab Emirates 4.77 31 Lithuania 4.66 32 Cyprus 4.66 33 Portugal 4.63 34 Saudi Arabia 4.62 35 Barbados 4.61 36 Puerto Rico 4.59 37 Slovenia 4.58 38 Spain 4.54 39 Chile 4.44 40 Oman 4.35 41 Latvia 4.35 42 Czech Republic 4.33 43 Hungary 4.30 44 Uruguay 4.28 45 Croatia 4.22 46 Montenegro 4.22 47 Jordan 4.17 48 Italy 4.17 49 Poland 4.16 50 Tunisia 4.12 51 China 4.11 52 Turkey 4.07 53 Mauritius 4.06 54 Brunei Darussalam 4.04 55 Kazakhstan 4.03 56 Russian Federation 4.02 57 Panama 4.01 58 Costa Rica 4.00 59 Greece 3.99 60 Trinidad and Tobago 3.98 61 Azerbaijan 3.95 62 Kuwait 3.95 63 Mongolia 3.95 64 Slovak Republic 3.94 65 Brazil 3.92 66 Macedonia, FYR 3.91 67 Romania 3.90 68 Albania 3.89 69 India 3.89 70 Bulgaria 3.89 71 Sri Lanka 3.88 Rank Country/Economy Score 72 South Africa 3.87 73 Colombia 3.87 74 Jamaica 3.86 75 Ukraine 3.85 76 Mexico 3.82 77 Thailand 3.78 78 Moldova 3.78 79 Egypt 3.77 80 Indonesia 3.75 81 Cape Verde 3.71 82 Rwanda 3.70 83 Vietnam 3.70 84 Bosnia and Herzegovina 3.65 85 Serbia 3.64 86 Philippines 3.64 87 Dominican Republic 3.60 88 Georgia 3.60 89 Botswana 3.58 90 Guyana 3.58 91 Morocco 3.56 92 Argentina 3.52 93 Kenya 3.51 94 Armenia 3.49 95 Lebanon 3.49 96 Ecuador 3.46 97 Ghana 3.44 98 Guatemala 3.43 99 Honduras 3.43 100 Senegal 3.42 101 Gambia, The 3.41 102 Pakistan 3.39 103 El Salvador 3.38 104 Iran, Islamic Rep. 3.36 105 Namibia 3.35 106 Peru 3.34 107 Venezuela 3.32 108 Cambodia 3.32 109 Zambia 3.26 110 Uganda 3.25 111 Paraguay 3.25 112 Nigeria 3.22 113 Bangladesh 3.20 114 Tajikistan 3.19 115 Kyrgyz Republic 3.13 116 Malawi 3.05 117 Benin 3.05 118 Algeria 3.01 119 Belize 3.01 120 Mozambique 2.99 121 Suriname 2.99 122 Cà´te d`Ivoire 2.98 123 Tanzania 2.95 124 Zimbabwe 2.94 125 Cameroon 2.93 126 Mali 2.93 127 Bolivia 2.92 128 Nepal 2.92 129 Syria 2.85 130 Ethiopia 2.85 131 Nicaragua 2.84 132 Timor-Leste 2.84 133 Lesotho 2.78 134 Madagascar 2.73 135 Burkina Faso 2.72 136 Swaziland 2.70 137 Burundi 2.57 138 Chad 2.55 139 Mauritania 2.55 140 Angola 2.49 141 Yemen 2.41 142 Haiti 2.27
Fonte: Wef, Insead, Booz & Co: “Global Information Technology Report 2012″