Editoria, New media

05 aprile 2012 | 15:09

CASSAZIONE: AGGIORNATE SEMPRE NOTIZIE GIUDIZIARIE SU ARCHIVI WEB

(AGI) – Roma, 5 apr. – Le notizie pubblicate – in particolare quelle di cronaca giudiziaria – sugli archivi di testate giornalistiche consultabili sul web, attraverso motori di ricerca, devono essere sempre aggiornate, per rispettare il trattamento dei dati personali del soggetto coinvolto, e per salvaguardare il diritto dell’utente di avere una corretta informazione. Lo sottolinea la terza sezione civile della Cassazione accogliendo il ricorso di un uomo, ex esponente del Psi, arrestato nel ’93 per corruzione, la cui vicenda giudiziaria si era poi conclusa con un proscioglimento. Il ricorrente rilevava che nell’archivio storico del Corriere della Sera, consultabile attraverso il sito on-line del quotidiano, era possibile ancora leggere articoli inerenti il suo arresto, ma nessuna notizia era invece dedicata all’esito favorevole della vicenda giudiziaria cosa che, a suo parere, lo rendeva “vittima di una vera e propria gogna mediatica”. L’uomo, quindi, chiedeva alla Cassazione di annullare la sentenza con cui il tribunale di Milano, nell’aprile del 2010, aveva respinto la sua opposizione nei confronti del provvedimento del Garante della privacy che aveva rigettato la sua istanza di “blocco dei dati personali” che lo riguardavano contenuti nell’articolo in questione.
La Suprema Corte, con la sentenza 5525, depositata oggi, ha annullato con rinvio la decisione del tribunale milanese, sostenendo che “nell’ipotesi di trasferimento di notizia gia’ di cronaca nel proprio archivio storico, il titolare dell’organo di informazione che, avvalendosi di un motore di ricerca, memorizza la medesima anche nella rete internet, e’ tenuto a osservare i criteri di proporzionalita’, necessita’, pertinenza e non eccedenza dell’informazione, avuto riguardo alla finalita’ che ne consente il lecito trattamento, nonche’ a garantire la contestualizzazione e l’aggiornamento della notizia” e questo “a tutela del diritto del soggetto cui i dati pertengono alla propria identita’ personale o morale nella sua proiezione sociale, nonche’ a salvaguardia del diritto del cittadino utente di ricevere un completa e corretta informazione”. Infatti, al riguardo, sottolineano i giudici, non e’ “sufficiente la mera generica possibilita’ di rinvenire all’interno del ‘mare di internet’ ulteriori notizie concernenti il caso” ma si richiede “la predisposizione di un sistema idoneo a segnalare la sussistenza di un seguito e di uno sviluppo della notizia, e quale esso sia stato”. Il tribunale di Milano, quindi, dovra’ riesaminare il caso sulla base di questo principio di diritto.
La Cassazione sottolinea anche che la “necessaria rispondenza del trattamento dei dati personali a criteri di proporzionalita’, necessita’, pertinenza e non eccedenza allo scopo” trova riscontro “nella compartecipazione dell’interessato, nell’utilizzazione dei propri dati personali, a quest’ultimo spettando il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonche’ di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorche’ pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo, chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l’aggiornamento, l’integrazione a tutela della proiezione dinamica dei propri dati personali e del rispetto della propria attuale identita’ personale o morale”. Anche nel caso di “memorizzazione nella rete internet, mero depositi di archivi dei singoli utenti che accedono alla rete e cioe’ dei titolari dei siti costituenti la fonte dell’informazione – si legge ancora nella sentenza – deve riconoscersi al soggetto cui pertengono i dati personali oggetto di trattamento ivi contenuti il diritto all’oblio, e cioe’ al relativo controllo a tutela della propria immagine sociale, che anche quando trattasi di notizia vera, e ‘fortiori’ se di cronaca, puo’ tradursi nella pretesa alla contestualizzazione e aggiornamento dei medesimi e se del caso, avuto riguardo alla finalita’ della conservazione nell’archivio e all’interesse che la sottende, financo alla relativa cancellazione”. (AGI)