Cinema

06 aprile 2012 | 15:30

CINEMA: VICARI, “‘DIAZ’ PONE DOMANDE, LE ISTITUZIONI RISPONDANO”

(AGI) – Roma, 6 apr. – Una delle pagine piu’ controverse della storia dell’Italia contemporanea e’ al centro di un film destinato a sollevare polemiche: ‘Diaz’, di Daniele Vicari, nelle sale dal 13 aprile. Dalla scuola genovese che da’ il titolo alla pellicola furono portati via 93 ragazzi che avevano manifestato durante il G8. Rinchiusi nella Caserma di Bolzaneto pestati e interrogati con metodi brutali dalla polizia.
La pellicola racconta, per 120 minuti, una giornata di alcuni dei ragazzi protagonisti della vicenda. “Tutto cio’ che abbiamo mostrato nel film e’ accaduto veramente – spiega il regista durante la conferenza stampa romana – Ho scritto la sceneggiatura insieme a Laura Paolucci, basandomi esclusivamente sugli atti processuali. Ho voluto rispettare cio’ che e’ realmente accaduto – continua – perche’ il mio obiettivo e’ far si’ che lo spettatore si ponga alcune domande: cos’e’ la democrazia? Cosa vuol dire vivere in un Paese democratico?”. Gli avvenimenti della ‘Diaz’ e di Bolzaneto sono stati definiti da Amnesty International “la piu’ grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”.
Vicari riferisce che le istituzioni italiane non hanno mai condannato le violenze perpetrate dalle forze dell’ordine in quell’occasione e, il 15 marzo scorso, e’ stata diffusa una circolare dal Ministero dell’Interno rivolta a tutti gli operatori delle forze di polizia in cui si ricordava che, per rilasciare dichiarazioni o per presenziare a proiezioni o incontri era necessaria un’autorizzazione. “Dopo che quei fatti sono diventati di dominio pubblico, e sono stati intentati dei processi che hanno portato finora alla condanna per lesioni di 27 poliziotti della ‘Diaz’ e 44 per abuso di autorita’ della Caserma di Bolzaneto (la sentenza in Cassazione sara’ resa nota a giugno, ndr) nessuno delle istituzioni si e’ sentito in dovere di parlare – dice ancora Vicari – Non pretendo che chiedano scusa, ma spero che adesso qualcuno almeno dica, semplicemente, che quello che e’ avvenuto alla ‘Diaz’ non deve accadere mai piu’. Domenico Procacci, che ha prodotto il film con la Fandango, aggiunge che “i politici non devono delegare i poliziotti nel confronto con i ‘movimenti’, come e’ avvenuto al G8 di Genova del 2001 e come avviene oggi in Val di Susa”. Il ‘silenzio delle istituzioni’, lamenta Vicari, coinvolge tutto il mondo. Dopo le violenze di Genova, infatti, nessun Paese a parte l’Austria ha chiesto conto all’Italia del trattamento usato nei confronti dei manifestanti: 40 tedeschi, 13 spagnoli, 5 inglesi, 4 svedesi, 4 svizzeri, tre polacchi, tre americani, due canadesi, un turco, un neozelandese, un lituano, oltre a 15 italiani. Il pregio di ‘Diaz’ e’ aver raccontato in maniera coinvolgente e stilisticamente impeccabile un episodio controverso che ancora oggi e’ una ferita aperta per gli italiani. Vicari non sposa alcuna tesi politica. “Il mio obiettivo non e’ quello di dare risposte facendo delle ipotesi, ma raccontare il senso degli avvenimenti. Volevo sottolineare – continua – come sono sti sospesi i diritti, come sono state devastate le persone calpestandone la dignita’. Io non credo nel cinema cosiddetto civile in cui si sposano tesi precostituite. Quando costruisci teorie – aggiunge – il film invecchia in tre giorni”. Il regista ammette di essere partito con l’idea di fare un film politico: “fino alla lettura degli atti processuali – spiega – per me i fatti della Diaz e di Bolzaneto erano riconducibili unicamente alla volonta’ politica di reprimere il movimento. Dopo aver letto le testimonianze del processo, mi sono reso conto che il dramma era nella condizione in cui venivano ridotti questi ragazzi.
Intanto, il 15 maggio, su richiesta dell’eurodeputato Sergio Cofferati, il film di Vicari sara’ proiettato all’Europarlamento. “Allora forse qualcuno delle istituzioni parlera’”, commenta Vicari. (AGI)