26 aprile 2012 | 10:21

Come intercettare la modernità  – Intervista a Walter Mariotti, vice direttore di Panorama (Prima n. 425, febbraio 2012)

Come intercettare la modernità 
“I settimanali come sono fatti ora non funzionano più per la semplice ragione che la realtà  ha superato quei mezzi”, dice Walter Mariotti, che ha lasciato la direzione di IL per andare a fare il vice direttore di Panorama al fianco di Giorgio Mulè. “Se dividi il mondo nelle stesse categorie (economia, primi piani, esteri, spettacoli, eccetera) e declini ancora queste categorie come si faceva vent’anni fa, siamo fritti”.
A volte succede che incontri qualcuno del tutto casualmente e da quel caso ne nasca una chiacchierata informale. E mentre scambi opinioni e giudizi senza star lì a badare troppo alla struttura del discorso, scopri che quelle chiacchiere sono qualcosa di più, qualcosa che vale la pena di rendere riconoscibile. Così è successo con Walter Mariotti, un vulcano in eruzione che lasciando la direzione di IL, il mensile molto trendy del Gruppo 24 Ore, è ora diventato vice direttore di Panorama, il newsmagazine molto esangue della Mondadori.
Prima – Cosa l’ha spinta a fare un salto del genere?
Walter Mariotti – Ho accettato l’offerta della Mondadori per una ragione assai semplice: credo che il direttore Giorgio Mulè, Nini Briglia e Stefano De Alessandri abbiano le risorse per rilanciare non tanto e semplicemente un giornale, ma un’idea di approccio all’interpretazione della realtà .
Prima – Ma è proprio sicuro che i settimanali assolvano ancora una funzione?
W. Mariotti – Come sono fatti ora non funzionano più per la semplice ragione che la realtà  ha superato quei mezzi. Se ancora dividi il mondo nelle stesse categorie (economia, primi piani, esteri, spettacoli, eccetera) e declini ancora queste categorie come si faceva vent’anni fa, siamo fritti. È una semantica, un linguaggio che non funziona più. La realtà  ha combinato e scombinato tutti i piani. Non a caso si parla di società  fluida, postindustriale, surmoderna. Ma al di là  delle etichette, è come avere a disposizione una carta geografica senza le coordinate, che ti fa andare dove tu non vorresti.
Prima – È per questo che a IL avete lavorato molto con le infografiche?
W. Mariotti – Volevamo tracciare una mappa che orientasse in un mondo stravolto da un’economia globale, da una precarizzazione del lavoro, da un capitalismo che ha fatto proprio il concetto di valore del terzo livello: da uno stadio mercantile a uno stadio finanziario fino a quello virale. Oggi il concetto di valore si irradia in tutti i posti: fai la spesa al supermercato e paghi 30 euro, compri un biglietto aereo per Londra e ne paghi 15. Le gerarchie di interpretazione della realtà  sono saltate.
Prima – La Mondadori le sembra davvero pronta a darle ascolto?
W. Mariotti – La Mondadori è uno dei player principali, se non l’unico, che occupandosi di newsmagazine si pone questo obiettivo. Che non è solo un obiettivo industriale, ma culturale e civile, di trasformazione. Panorama è un giornale leader. Io mi occupo di etimologia, oltre che di cabala, e sono convinto che le parole abbiano davvero un senso: il tema vero è che manca il panorama, una visione di scenario dove si ritornino a fare approfondimenti, inchieste e incontri con un linguaggio e un approccio che siano quelli della modernità .
Prima – Il direttore dei periodici De Alessandri parla di “intercettare la modernità ”.
W. Mariotti – De Alessandri ovviamente non si riferiva ai lifestyle. Intercettare la modernità  e le tendenze è cercare di capire se dietro la decisione di alcuni giovani della Danimarca di costituire delle cooperative per sostenere la corona c’è la completa sfiducia nel sistema bancario e la riscoperta, per esempio, del denaro a tempo di Silvio Gesell o di Rudolf Steiner. Ogni settimana, nei limiti delle possibilità , devi rifare la mappa della realtà . E quindi dare un contesto di significazione agli input della realtà .
Prima – Mulè che ne dice?
W. Mariotti – Mulè è un maestro in questo. Quindi, bisogna costruire un frame, uno scenario, una meccanica di giornale in modo che chi poi lo leggerà  possa capire un po’ di più questo mondo che, anche se strapieno di informazioni, è diventato sempre più incomprensibile. Basti vedere quel che s’è detto della Concordia.
Prima – Che c’entra la Concordia?
W. Mariotti – C’entra eccome! Prenda l’analisi che Carlo Freccero ha fatto di quella storia, una vicenda di attualità  che puoi affrontare con l’approccio del cronista. Ma se fai una copertina su questo, sei sicuro che, con i tempi di un settimanale, sarai bruciato. C’è il secondo livello: l’abbandono del comandante su cui sta indagando la magistratura. Partendo da questo si potrebbe ragionare come la nostra società  – non solo quella italiana – nella metafora della Concordia ha abbandonato l’idea della catena di comando e quindi il senso di assunzione di responsabilità . E si può arrivare al terzo livello che una volta viveva, soprattutto in un mondo gerarchizzato come quello militare, un concetto scomparso e ripreso da alcune formazioni politiche, che era quello dell’onore. Tutti concetti che per centinaia d’anni hanno regolato la civiltà  e che in un mondo capitalista si sono completamente persi. Infine, c’è un quarto livello, che personalmente mi interessa di più: la Concordia come metafora di un capitalismo postindustriale, una società  che naufraga per una serie di contesti in un luogo paradossalmente sicuro.
Prima – Torniamo a Segrate. Cosa si aspetta di trovare?
W. Mariotti – La scelta di una sensibilità  culturale come la mia, da parte di Mulè e dell’azienda, dimostra la consapevolezza che c’è davvero voglia di cambiare. Ma per andare dove? Qualcuno ha detto che un giornale è un’impresa culturale dove l’aggettivo (culturale) ha senso se ha senso il sostantivo (impresa). Insomma, la cultura ha senso se produce utili. Ma gli utili non sono solo economici, sono anche quelli in cui si ritorna a essere punto di riferimento per la cosiddetta classe dirigente. Ritornare a esserlo con gli strumenti dell’attualità . Nessun momento è migliore di questo. Da una parte i processi di disaggregazione delle agenzie informative, secondo i parametri della tecnologia, e dall’altra uno Stato con il governo Monti, con l’atteggiamento intelligente e responsabile di Silvio Berlusconi che sostiene il governo rispetto ad altre forze politiche che lavorano per la disgregazione. In questo senso credo che ci sia non solo lo spazio, ma anche la responsabilità  di riscoprire un ruolo. Altrimenti a che servono i giornalisti se non sono testimoni del loro tempo, con gli strumenti di comprensione della realtà ? Con IL abbiamo fatto per anni un mensile che era, secondo l’imprinting iniziale di Ferruccio de Bortoli, un ‘settimanale’ che usciva una volta al mese con l’ambizione di capire la realtà  e di approfondirla. Credo di essere stato scelto per questo. Io voglio aiutare Giorgio Mulè, che è un signor giornalista, a costruire questo giornale nelle dimensioni dell’approfondimento, degli scenari internazionali, ritrovare una interpretazione della realtà  attraverso categorie concettuali alternative e provocatorie.
Prima – Quando per IL ha intervistato Toni Negri è venuta giù l’ira di dio.
W. Mariotti – Ho intervistato Negri non perché sia d’accordo con le sue idee. A parte il fatto che Negri ha scontato la sua pena, a mio giudizio era interessante – in un momento in cui spuntavano gli indignados – risalire alla fonte, a colui che aveva teorizzato qualcosa di simile in ‘Moltitudine’.
Prima – Il Giornale l’ha fatta a pezzi.
W. Mariotti – Non hanno capito che la mia non era una provocazione intellettuale ma il tentativo di mettere a punto una formula che permettesse di capire fenomeni difficilmente interpretabili. Dopo Negri ho intervistato Marco Tarchi, leader di un movimento politico e soprattutto culturale della nuova destra. Sono cose che sul giornale di Confindustria aveva senso fare: non significava prendere la posizione di Negri, di Tarchi o di Giovanni Scalia, significava ritornare a pensieri alternativi, e magari dimenticati, messi già  in moratoria dalla storia, ma che magari ti possono essere utili in un momento di mancanza di riferimenti, per ritrovare le famose mappe.

Intervista di Carlo Riva