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02 maggio 2012 | 18:03

Della Valle e Marchetti all’assemblea dei soci Rcs

Le dichiarazioni di Diego Della Valle all’assemblea dei soci di Rcs MediaGroup il 2 maggio 2012 e l’incontro alla fine della riunione dell’ex presidente, ora consigliere del gruppo, Piergaetano Marchetti con i giornalisti.

- L’incontro di Piergaetano Marchetti con i giornalisti

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- Le dichiarazioni di Diego Della Valle

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Script (Diego Della Valle)

“Nella scelta dell’amministratore delegato di Rcs credo che dovranno sbrigarsi. E’ un momento molto complicato per il settore, c’è bisogno di essere molto veloci. Sarebbe stato opportuno averlo, oppure sarebbe stato opportuno organizzarsi prima di sostituire i vertici. Un’azienda che non ha amministratore delegato e presidente come memoria storica mi preoccupa molto. Tanti auguri a quelli che arrivano, sperando che lavorino bene. Noi come azionisti siamo qua. Analizziamo, controlliamo e attendiamo. Mi pare che sia una frittata cucinata male. Noi siamo azionisti e ci prepariamo a crescere le nostre quote, finalmente lo possiamo dire.
La scelta di un ad per un gruppo così importante richiede molto tempo e quindi bisognava cominciare a farlo molto prima. La Rizzoli non è una sala giochi, dove uno entra e si diverte. E’ un gruppo importante, ha bisogno di essere guidato con attenzione. E’ un’azienda quotata in Borsa, quindi a mio avviso, qualora ci fosse stata la voglia di fare dei cambiamenti, bisognava pensarci, andava fatto con la persona giusta. Non bisogna fare dei ragionamenti personalistici che non contano nulla. Il metodo utilizzato lo trovo abbastanza scandaloso.
Speriamo che trovino presto la persona che serve, speriamo che sia brava e, con il tempo che arrivi, e con il presidente che è stato nominato, che è una persona seria ma non conosce l’azienda, ci vorrà  un anno per capire qualcosa.
In un momento come questo, con le turbolenze che ci sono nel Paese, forse bisognava fare dei ragionamenti un po’ più articolati, che sono però tipici di chi investe molto denaro nelle aziende, che è abituato a farle funzionare. Negli altri casi invece, quando si bada al piccolo cabotaggio, a vedere dove si può mettere il cappello, magari in questo caso sul Corriere, ci si dimentica che un’azienda per essere veramente libera non basta la libertà  di chi lavora ma la libertà  e l’indipendenza dei propri bilanci.
E’ stato fatto un brutto finale che non ha soddisfatto nessuno. Credo che anche chi l’ha messo in piedi non veda dei grandi benefici. Auguriamoci ora che si lavori bene. Per me che sono un grande azionista è importante che ci sia un gruppo ben gestito, ben amministrato.
Ho l’impressione che quando si parla di manager bravi con una visione internazionale, che vogliano essere apprezzati per il lavoro fatto e non per il ‘bacio della pantofola’, quando si sente parlare di Mediobanca, la gente si impressioni un po’, quindi auguriamoci adesso che qualcuno arrivi e soprattutto operi nell’interesse di tutti gli azionisti… C’è un consiglio di indipendenti, persone di qualità  ma indipendenti pochi, tranne alcuni casi. Auguriamoci che possano essere indipendenti nel lavoro che faranno. Bisogna stare col mercato, con l’economia moderna, lontanissimi da tutte quelle che sono le altre parrocchie relazionali dove le aziende si mettono insieme per convenienza e non nella visione dell’azienda. Qui ci sono migliaia di persone che lavorano e noi non dobbiamo dimenticarci questa responsabilità .
Ho l’impressione che queste cose siano finite non solo in Rizzoli, ma nella mentalità  dell’economia. Auguriamoci che questa azienda possa andare meglio. Questa azienda oggi si troverà  di fronte alla gestione di un amministratore delegato e presidente, persone sicuramente capaci, ma prima che prendano conoscenza della macchina ci vorrà  almeno un anno. Chi si è assunto la responsabilità  di fare questa frittata mi pare non abbia fatto una cosa che verrà  riportata come una cosa intelligente.
Il mercato in genere non mi pare che abbia brillato. In un’azienda come la Rizzoli, per l’amministratore delegato le difficoltà  sono doppie, bisogna mettere d’accordo più persone. Tra alcuni azionisti che sono persone di mercato ed altri che non sanno nulla del mercato le differenze sono tante. E qualcuno pensa ancora che la fedeltà  dell’amministratore delegato conti più della bravura. Credo che conti di più la bravura di un ad. Auguriamoci che nessuno punti a dar fastidio alla gestione editoriale della Rizzoli, soprattutto per il Corriere. Ritengo anche che i giornalisti e il direttore non siano mai stati liberi come ora. Lo sono stati anche in passato, per quanto mi riguarda, ma credo che oggi abbiano la sicurezza di fare il loro mestiere perchè gli interlocutori sono vari e non più compattabili come una volta. E’ proprio finito un sistema. Le questioni che vediamo in giro in questi giorni preoccupano e una volta quelli che chiamo ‘vecchi marpioni’ erano molto più bravi a condirle.
Per quanto mi riguarda la società  ha molti debiti, deve vendere alcune cose. (Su Flammarion etc) abbiamo deliberato a suo tempo dopo lunghi ragionamenti, eccessivi, in un’azienda normale sarebbe bastato un mese, per mettere in sicurezza l’azienda.
Bisogna mettere l’azienda nella condizione di poter essere competitiva. Prima di pensare all’aumento di capitale pensiamo a come si può mettere in sicurezza l’azienda con cose che, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda la maggioranza del consiglio che le ha deliberate, siano strategiche.
La mia precisa impressione è che il patto non esista proprio più. Ho assistito all’ultimo patto, il malumore era forte e anche nelle persone che poi per quieto vivere non lo dicono, eviteranno di dirlo per un po’, però di fatto convocare 3 volte un patto in 48 ore per decidere tre cose non appartiene a quella scuola là . I patti li convocavano in un secondo. Il fatto di essere riuscito a uscirne, riprendendomi le azioni, mi alleggerisce da un problema e mi dà  la possibilità  di fare quello che fanno le persone normali. Quando credi in un’azienda ci investi.”