Editoria

09 maggio 2012 | 16:34

LODO MONDADORI: M. BERLUSCONI, DA DE BENEDETTI SINTESI NON REALE

(AGI) – Milano, 9 mag. – “In una dichiarazione rilasciata durante un’intervista televisiva e riportata stamane da un quotidiano, l’ingegner De Benedetti non si lascia sfuggire, ancora una volta, l’opportunita’ di sintetizzare a suo totale uso e consumo la storia del Lodo Mondadori. E, ancora una volta, e’ una sintesi che non ha nulla a che fare con la realta’”. Lo sostiene il Presidente Fininvest Marina Berlusconi. “L’ingegner De Benedetti – aggiunge – confida evidentemente che, a forza di ripeterle, le ricostruzioni di comodo finiscano per suonare un po’ piu’ credibili”. “Ma proprio per impedire che cio’ avvenga – aggiunge Marina Berlusconi in una nota – mi vedo costretta a ricordare come andarono effettivamente le cose. Non e’ affatto vero che l’ingegner De Benedetti, come lui sostiene, ricevette un ‘danno drammatico’ dalla spartizione della Mondadori. Al contrario. Ebbe solo benefici. Come confermano le sue dichiarazioni di grandissima soddisfazione rilasciate all’epoca. La spartizione fu infatti imposta dalla politica alla Fininvest, che in quel momento controllava, oltre ai libri e ai periodici, anche la Repubblica, l’Espresso e i quotidiani locali della Finegil. Noi dovemmo rinunciare alla Grande Mondadori, De Benedetti ottenne una parte molto significativa dell’azienda, sia dal punto di vista economico che del peso politico: la Repubblica, l’Espresso e i quotidiani locali. Non e’ affatto vero, contrariamente a quanto sostiene l’ingegner De Benedetti, che ‘la Mondadori era nostra e ci e’ stata portata via corrompendo un giudice’. La sentenza della Corte d’Appello di Roma che annullava il lodo Mondadori, dando poi origine a tutta la vicenda, fu emessa da un collegio di tre giudici”.
“Uno di loro – continua la Presidente Fininvest – venne successivamente ritenuto colpevole di corruzione, a conclusione di una vicenda processuale assai controversa che vide alternarsi assoluzioni e condanne. Gli altri due giudici non sono mai stati sfiorati dal sospetto, e, piu’ volte interrogati, hanno ribadito di aver totalmente condiviso il verdetto, in piena consapevolezza perche’ avevano studiato nei dettagli l’intera causa. Quella della Corte romana era quindi una sentenza non inquinata e assolutamente giusta, conforme al diritto, in linea, com’e’ confermato da una giurisprudenza assai ampia, con gli orientamenti dell’epoca”. “Per questo verdetto – prosegue Marina Berlusconi – peraltro, la Cir rinuncio’ al ricorso in Cassazione e non chiese la revocazione, pur avendone la possibilita’. Alla luce di tutto cio’ – conclude – e’ non solo un oltraggio al senso comune, ma anche pesantemente diffamatorio sostenere, come fa l’ingegner De Benedetti, che ‘la difesa di Berlusconi dice che anziche’ aver corrotto tre giudici ne ha corrotto solo uno’. Noi non abbiamo mai corrotto nessuno, e mio padre venne prosciolto da ogni ipotesi accusatoria nel 2001, ancora prima che iniziasse il dibattimento. In definitiva, i fatti dicono come la condanna che la Fininvest ha subito rappresenti un’ingiustizia di enorme gravita’, un vero e proprio esproprio da 564 milioni, cifra pari a quattro volte il valore azionario della quota Fininvest in Mondadori. In realta’ neppure un euro da parte nostra era dovuto, perche’ non ci fu alcun danno. L’ingegnere De Benedetti si dice ‘assolutamente fiducioso’ sulle decisioni della Cassazione? Anche la nostra fiducia nel verdetto della Suprema Corte e’ assoluta, perche’ sappiamo che assoluta e’ stata la correttezza con cui abbiamo operato”. (AGI)