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22 maggio 2012 | 14:59

Riciclaggio/ Silvio Scaglia: la vera frodata è stata Fastweb

Deposizione fiume davanti ai giudici di Roma

Roma, 22 mag. (TMNews) – “La vera frodata è stata Fastweb. I soldi del riciclaggio sono stati portati via alla società , non allo Stato”. Così ha detto il fondatore della società  di telecomunicazioni, Silvio Scaglia, nel corso della sua deposizione davanti ai giudici del tribunale di Roma, nell’ambito del processo che lo vede imputato insieme ad altre 20 persone, tra cui ex dirigenti dell’azienda, oltre che di Telecom Italia Sparkle, per una maxi truffa ai danni del fisco. In un altro passaggio il manager ha spiegato rispetto al capo d’accusa: “Le operazioni ‘phuncard’ e ‘traffico telefonico’, dal nostro punto vista vere e lecite, erano di cosi’ bassa marginalità  e basso fatturato che rientravano nel business tattico e non strategico di Fastweb ed erano irrilevanti nel raggiungimento degli obiettivi”.

In merito alla nascita dell’azienda da lui guidata fino al 2006, ha spiegato: “Abbiamo iniziato con una visione di ‘rete innovativa’ che voleva porsi come eccellenza e alternativa agli altri operatori che tranne Telecom non avevano cavi di proprietà ”. Sul ‘core business’ – ha sottolineato ancora Scaglia – “gli investitori erano interessati allo sviluppo dell’azienda, a quanti erano i suoi clienti”. Insomma “le operazioni ‘phuncard’ e ‘traffico telefonico’ non hanno mai suscitato nessun interesse da parte di azionisti e investitori”. E poi “Fastweb dal punto di vista finanziario era un’azienda più che solida, i soldi avevano il fine di trasformarsi in rete”. (Segue) Nav
“Tra il 2003 e il 2005 i dipendenti sono passati da 1500 a 3000 e sono cresciuti anche dopo. La crisi non ha causato, insomma, alcun contraccolpo. E nel 2004, quando non c’erano ‘phuncard’ e ‘traffico telefonico’, il fatturato è passato da 400 a oltre 700 milioni – ha proseguito – L’idea di base nelle ‘phuncard’ era che Fastweb pagasse l’iva. Dunque Fastweb è la vera frodata perché il credito d’Iva che ammontava a diverse centinaia di milioni di euro legati agli investimenti della rete e che, nelle previsioni avrebbe dovuto recuperare nel tempo, in realtà  non è mai stato recuperato dallo Stato”.

Inoltre “i soldi del riciclaggio, insomma, sono stati portati via a Fastweb. Se il ‘traffico telefonico’ fosse stato così importante per il destino dell’azienda, non sarebbe stato interrotto bruscamente con l’uscita dell’articolo del gennaio 2007 sulla Republica che dava conto delle prime iniziative giudiziarie di Procura e Guardia di Finanza. La prova ulteriore sta nel fatto che quando Swisscom lanciò l’Opa, ben sapendo tutto quello che era successo, lo fece a un prezzo superiore al valore di borsa”.

Riguardo alla sua conoscenza delle ispezioni avvenute in azienda da parte della Gdf e degli avvisi di garanzia mandati ad alcuni ex dirigenti, Scaglia ha chiarito – anche rispondendo alle domande dei suoi difensori, Antonio Fiorella e Carlo Federico Grosso – che dopo la fase di start-up aveva maturato la decisione di allontanarsi ed in pratica dall’aprile del 2006, quando erano state avviati gli accertamenti degli inquirenti, era già  impegnato in Inghilterra con altre iniziative imprenditoriali: “Non avevo più cariche operative. Restavo come presidente, ma avevo rimesse le deleghe”. Quindi dopo l’uscita delle prime notizie “caddi dalle nuvole perché tutto mi sembrava pazzesco e assurdo”.