Cinema, Televisione

23 maggio 2012 | 9:50

CANNES:CRISI INVESTE PRODUZIONE,SCOPPIA CASO MEDUSA

LETTA,RICETTA ABBASSARE COSTI; MEDIASET,335 MLN A CINEMA-FICTION

(dell’inviata Alessandra Magliaro) (ANSA) – CANNES, 22 MAG – Nell’Italia del cinema che cerca di sfondare all’estero, di fare sistema per promuovere i propri film, di essere unita tra pubblico e privato – è il caso oggi del varo di Italia in luce, la nuova struttura di promozione realizzata da Cinecittà  e Anica, con quattro ministeri (Cultura, Sviluppo Economico, Turismo e Esteri) – che chiede alla politica e al governo che lo spettacolo sia tra le priorità , rimbalza a Cannes e diventa un caso significativo il taglio che Medusa sta facendo alle produzioni cinematografiche. Ma Mediaset precisa in serata: nel biennio 2012-2013 investiremo “soltanto nell’audiovisivo italiano, escluse le produzioni di intrattenimento, oltre 335 milioni di euro”. Francesco Martinotti avrebbe dovuto cominciare in questi giorni la commedia in stile Full Monty ’3 uomini in buca 9′ con Vincenzo Salemme, Luisa Ranieri, Paolo Ruffini, Ricky Memphis, Maurizio Mattioli: è stato fermato ad un passo dal ciak, 20 giorni prima delle riprese. Altri sono a rischio, tra cui – sembra – i nuovi Virzì, Ozpetek, Brizzi, Paolo Genovese. “Mediaset dopo aver disinvestito quasi totalmente dalla fiction sta ora fermando gli investimenti per il cinema” dice il presidente Anica Riccardo Tozzi durante la conferenza stampa di Italia in luce, dando così ufficialità  ad una voce degli ultimi giorni. Tozzi, è la replica di Cologno Monzese, “si dimostra male informato”: quest’anno “saranno 75 le serate di fiction prodotte da Mediaset, serate che cresceranno a 95 nel 2013. Anche gli investimenti aumenteranno: da 110 milioni di euro del 2012 a 125 nel 2013″. Quanto al cinema di Medusa, “sono 23 i titoli italiani già  contrattualizzati per un valore di oltre 100 milioni di euro”. Il regista Martinotti è presente, due sere fa all’ANSA raccontava la vicenda dello stop, ed è ora a Cannes “per non demoralizzarmi pensando alle cose italiane”. Il caso Medusa potrebbe non restare isolato: “si vedrà  nei prossimi mesi con la Rai. Intanto siamo riusciti a scongiurarlo per un pelo. I tagli degli investimenti nella produzione Rai – dice Tozzi – riguardano la fiction, 100 milioni. Questo significa ufficialmente non licenziare i dipendenti Rai, ma penalizzare l’indotto. E sul futuro non sono per niente fiducioso: senza l’aiuto della politica, del governo, l’industria del cinema che si è sempre rimboccata le maniche da sola, questa volta non ce la farà ”. Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, è seduto, come tanti produttori e distributori in platea ad ascoltare il ministro Ornaghi, poi accetta, disponibile e gentile a far sapere come vanno le cose a casa sua. “Di fronte ad una situazione di crisi generale che si è andata deteriorando ad una velocità  incredibile in appena sei mesi, Mediaset che vive di pubblicità  ne ha risentito immediatamente. Questo ci ha imposto un taglio precipitoso, l’interruzione di alcuni progetti in preparazione”. Secondo Letta, “la situazione è fluida”, non si andrebbe per ora allo stop, ma certo a ridimensionamenti produttivi sì. “Non ci sono valutazioni politiche da fare, non è il cambio di governo che ci fa disinvestire, negare la crisi economica è assurdo” risponde a chi sottolineava un ipotetico collegamento con il tramonto dell’era Berlusconi. Il diplomatico Letta tende a tranquillizzare: “investiremo ancora nel 2012 e nel 2013″. Intanto i produttori e i registi sono in allarme: bisogna pensare che Medusa e RaiCinema sono i principali canali produttivi italiani e che il caso, scoppiato a Cannes, è indicativo soprattutto se si pensa che viene in una società  ricca di successi al botteghino, quindi i tagli non sono legati ai flop, ma sono una conseguenza della crisi economica che sta colpendo tutti i settori. Nel 2011, con un trend sempre crescente, sono stati prodotti 150 film, “per il 2012 questa cifra ce la possiamo sognare e nel 2013 sarà  ancora peggio”, dice all’ANSA Tozzi. Letta prova a rilanciare: “se ci rendiamo conto di essere tutti nella stessa situazione, forse ce la possiamo fare. Bisogna abbassare i costi, lavorare con più flessibilità , far capire ai talenti che i compensi non sono quelli cui erano abituati. L’obiettivo è stesso numero di film, dieci l’anno, a costi inferiori”. (ANSA).