Protagonisti del mese, Scelte del mese

28 maggio 2012 | 9:52

Con la Scala non si gioca

Estromesso dal Cda del teatro lirico milanese, Francesco Micheli accusa: “La stanno riducendo a prodotto turistico, come il Colosseo. Ma così è la sua morte culturale”. E intanto prepara l’edizione 2012 di MiTo SettembreMusica faticando il doppio per il corposo taglio dei finanziamenti pubblici.
A settembre sarà  la sesta edizione. Dal 5 al 23: diciannove giorni di musica classica, antica, barocca, popolare, rock e jazz in piazze, palazzetti, conservatori, ospedali, teatri, università , club nel centro e nelle periferie di Torino e Milano, ricalcando una formula che dal 2007 coinvolge oltre 200mila spettatori. MiTo non manca l’appuntamento nonostante la crisi. Però quest’anno la fatica si è fatta sentire: meno soldi dai Comuni, qualche difficoltà  a trovare il feeling con le nuove giunte che governano le due città . E sullo sfondo, per il promotore fondatore Francesco Micheli, l’amarezza per un’uscita di scena dal consiglio d’amministrazione della Fondazione Scala, indigesta nei modi e negli esiti. Il ministro per i Beni e le attività  culturali Lorenzo Ornaghi lo ha sostituito con un suo giovane collaboratore dell’università  Cattolica: il trentenne vice direttore amministrativo dell’ateneo Alessandro Tuzzi. Non che il finanziere musicofilo lasci trasparire scoramento o, addirittura, voglia di mollare. La ferita della Scala brucia, ma da combattente non ammette l’abbandono del ring. Soprattutto considera impensabile l’abbandono della sua creatura: il festival MiTo è un mix che nasce dalla volontà  cocciuta di un outsider della cultura, di un finanziere che mastica di musica come (e forse più) di un sovrintendente lirico. MiTo è Francesco Micheli, patron e garante economico, regista della programmazione e gran sacerdote dell’evento. Ed è questo ruolo che, in fondo, gli permette un giudizio tagliente sulla Scala, e la sua attuale gestione: “La stanno trasformando in un oggetto turistico, ma la Scala non può diventare un teatro qualsiasi. Pena la sua morte culturale”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 428 – maggio 2012