Qua la mano

“Non si può pensare di fermare il mondo, il progresso va avanti; sediamoci intorno a un tavolo e troviamo il modo di collaborare”. La afferma Carlo D’Asaro Biondo, vice president Semea (Europa meridionale e orientale, Medio Oriente e Africa) di Google, rivolgendosi agli editori italiani.
D’Asaro Biondo – che oltre al suo incarico internazionale guida anche la sede italiana di Google, in attesa della nomina del nuovo country manager (prevista a breve) – parla delle iniziative lanciate negli ultimi tempi   dal gruppo di Mountain View come Google Currents per le app di giornali e riviste e Libri Google Play, il nuovo negozio on line per i libri digitali, a cui hanno aderito già  numerosi editori italiani.
“Con la maggior parte degli editori”, afferma D’Asaro Biondo, “lavoriamo bene; c’è un ottimo spirito di collaborazione. I nostri strumenti funzionano anche per loro e gli editori li utilizzano sempre più volentieri. Da quando sono arrivato a Google ho firmato accordi sul diritto d’autore in tutti i Paesi, partendo dal principio che il contenuto è una percentuale importante della catena del valore: dal 50 al 70% di quanto ricaviamo dalla pubblicità  va ai contenutiù”. Il problema, prosegue D’Asaro Biondo riguarda solo alcune grandi imprese che non vogliono il cambiamento, come Mediaset.
Uno dei punti di attrito di Google con gli editori è sempre stato la gestione del rapporto con il cliente pubblicitario. A questo proposito D’Asaro Biondo annuncia che Google è disposto a fornire agli editori la piattaforma per vendere direttamente la pubblicità  contestuale o targettizzata sui propri siti. “Per vendere pubblicità  su Internet in questo modo”, spiega il manager, “serve la tecnologia, non bastano i rapporti con i clienti. Noi questa tecnologia ce l’abbiamo, e siamo pronti a fornirla ad altri: venderanno loro la pubblicità , la valorizzeranno direttamente. Questa è una proposta che siamo pronti a fare a chi ha le competenze per vendere la pubblicità , siano essi Rai o Mediaset o chiunque altro”.
Ognuno deve fare bene la propria parte, sostiene D’Asaro Biondo: “Noi siamo bravi a creare la tecnologia, a fornire audience qualificata, e sappiamo valorizzare i contenuti su Internet. Gli editori hanno i contenuti, che sono fondamentali e riconosciamo che costituiscono la maggior parte del valore; inoltre sanno vendere la pubblicità . È un peccato litigare. È inutile vivere di cose passate che non torneranno più. Il mondo non si ferma”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 428 – maggio 2012

Nota Bene: Il valore che viene riportato a pagina 64 di Prima Comunicazione, con riferimento alla valorizzazione di un contenuto su YouTube da parte di un editore e alla relativa ripartizione dei ricavi tra proprietario dei contenuti e la piattaforma, è errato. L’indicazione percentuale nella ripartizione dei ricavi, citata a titolo indicativo, si riferisce infatti ad altre tipologie di servizi Google quali ad esempio il contratto AdSense sottoscritto on line.

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