Editoria

28 maggio 2012 | 22:41

Chi legge gli e-book in Italia?

- Il valore dell’ebook: risultati della ricerca (.pdf)

Chi legge gli e-book? Come li considera in rapporto al libro cartaceo? E che valore gli attribuisce? Una prima risposta alle tante domande che nascono intorno ai libri digitali cerca di darla un editore – non a caso esclusivamente digitale – che si chiama Blonk. Nato nel luglio 2011, ha commissionato un’apposita ricerca sull’argomento all’Osservatorio Nuovi Media dell’Università  di Milano Bicocca (NuMediaBios) in collaborazione con la società , esperta di editoria digitale, Ledigital. Ricerca presentata al Salone del Libro di Torino.
Si tratta di un’analisi esplorativa, con un campionamento “non rappresentativo in senso assoluto” – precisano da Blonk – ma mirato a coinvolgere i cosiddetti lettori forti (tra i dieci e i quindici libri letti in un anno) “che si muovono agilmente tra il cartaceo e il non cartaceo”.
“Come editori digitali – spiega il presidente, Paolo Verri – abbiamo pensato a questa prima ricerca per capire un mercato in espansione e i risultati sono incoraggianti: al Salone del Libro l’interesse per la nostra provocazione, uno stand senza libri di carta, è stato notevole”.
Il campione preso in considerazione dall’indagine non è enorme (266 i questionari raccolti in rete e sui social network e presi come base della ricerca) ma dà  comunque alcune indicazioni utili su chi legge libri elettronici, su come sia abituato a fruirli e sul valore che attribuisce loro.
Diciotto domande che indicano, per esempio, come il rapporto con i libri cartacei non sia affatto di “sostituibilità ” ma di “complementarietà ”: l’uno non esclude l’altro. Sarà  anche perché, in Italia, è ancora difficile reperire l’e-book desiderato: se negli Stati Uniti – secondo la ricerca “The rise of e-reading” del Pew Internet Research Center – il 20% dei soggetti intervistati dichiara di trovare sempre quello che cerca e il 50% di riuscire a trovarlo quasi sempre, il campione italiano indica invece di avere difficoltà  a reperire il testo a cui è interessato e il 30,5% di non trovarlo mai o quasi mai.
Una parte delle domande è stata dedicata alla pirateria digitale, alla sua percezione e ai libri scaricati gratuitamente. “I dati sembrano evidenziare – si legge nella ricerca – come il numero di e-book acquistati sia inferiore a quello degli e-book letti”. Il che significa che vengono spesso scaricati gratuitamente: una parte in forma legale mentre per quel 37% (tra i fruitori di libri digitali gratuiti) che dichiara di aver usato le reti peer to peer “è plausibile che almeno una parte dei download dichiarati sia avvenuta in violazione delle normative sulla protezione della proprietà  intellettuale”.
Non solo. Vengono anche sottostimate le possibili conseguenze negative che gli atti di pirateria digitale possono procurare ad autori ed editori: la maggioranza delle risposte (36,1%) tende a considerare che tali atti possano anche favorire l’autore, grazie alla possibilità  di farsi pubblicità  positiva e di trarre quindi benefici sul lungo periodo, mentre solo il 15% ritiene che possa esserne danneggiato. Per il 21,8% gli atti di pirateria non hanno di fatto alcuna conseguenza.
“A questa prima ricerca potrebbero seguirne presto altre – conclude il presidente Verri- Questa industria è giovane e ha voglia di capire se stessa”.

- Il valore dell’ebook: risultati della ricerca (.pdf)