Metroweb/ Bernabè: Telecom è bersaglio, faccio appello al Governo

“Bene la concorrenza, meglio un accordo”

Roma, 30 mag. (TMNews) – “Ben venga la concorrenza nell’infrastruttura. I nostri cavidotti sono a disposizione di tutti”. Lo dice Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ commentando il primo passo di Metroweb per cablare, con l’apporto del fondo strategico della Cassa depositi e prestiti (Cdp), le 30 principali società  italiane portando la fibra ottica dentro le case e gli uffici.
“La concorrenza è uno stimolo – spiega Bernabè – certo, un accordo sarebbe più efficace e impegnerebbe meno capitali. Ma la storia d’Italia spesso non segue la linea retta. Ritardammo la tv a colori perché la Fiat preferiva che le famiglie concentrassero le loro risorse nel cambio dell’utilitaria e non in quello del televisore. Negli anni ’90, la Telecom pubblica fu aggredita perché voleva cablare l’Italia per consentire le trasmissioni tv via cavo, osteggiate dai sostenitori di Rai e Mediaset”.
Il presidente di Telecom lancia un appello al Governo: “Credo che, nel rispetto dei mercati, debba preoccuparsi di Telecom e dello sviluppo delle telecomunicazioni così come di ogni altro settore strategico. Ora Telecom può investire secondo una seria disciplina a beneficio dei suoi azionisti e del paese. I concorrenti di Telecom vorrebbero che noi facessimo la nuova infrastruttura a nostre spese e poi gliel’affittassimo a basso prezzo”.
Bernabè aggiunge che “se concorrenza ci deve essere, deve svolgersi ad armi pari. Il nostro piano prevede il rientro dell’investimento in 8 anni. Quello di Metroweb non so. Mi chiedo se per lo Stato sia opportuno fare concorrenza all’operatore privato nelle aree dove è facile disinteressarsi delle aree difficili o se invece non sia meglio unire le risorse di Telecom e della Cdp per garantire a tutti un’infrastruttura essenziale.
Un grande accordo direbbe al paese che il suo establishment ha imparato la lezione della storia e ai mercati e ai concorrenti globali che qui è finita l’era dei Guelfi e dei Ghibellini”.

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