Televisione

01 giugno 2012 | 9:43

Rai: Bondi torna in pista per la poltrona di d.g.

MILANO (MF-DJ)–Torna in pista Enrico Bondi per la poltrona di direttore generale della Rai mentre su Viale Mazzini incombe ancora il “ni” di Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera. Nel frattempo si apre un caso sulle rilevazioni degli ascolti radio, sonoramente bocciati dall’Agcom.
Il mese di giugno, scrive MF, non poteva cominciare in modo piu’ rovente per il colosso pubblico dell’informazione, il cui cda da tempo e’ in scadenza. Su questo fronte il premier Mario Monti ha preso una decisione: andra’ dritto su due designazioni di altissimo profilo per le cariche che gli competono, e quindi indichera’ entro mercoledi’ 6 giugno un ticket di big per le poltrone di presidente e di direttore generale. Su quest’ultimo punto, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, e’ da registrare nelle ultime ore il clamoroso irrompere di Enrico Bondi, il manager designato nel ruolo di Mr Forbici sugli sprechi nella Pa per tutto il 2012 e che dovrebbe riuscire a ridurre subito 4,2 miliardi di spesa pubblica. Fin dall’inizio Monti voleva l’ex manager di Parmalat nella sua squadra di governo e il suo identikit gira da tempo, insieme a quelli di Francesco Caio, Claudio Cappon e Giovanni Stella per il posto di capo azienda ricoperto oggi da Lorenza Lei.
Poi le necessita’ di bilancio hanno fatto cambiare destinazione al manager aretino, che potrebbe pero’ tornare in pista: l’idea di Palazzo Chigi sarebbe di far chiudere a Bondi il dossier della spending review con i tagli attesi entro il 30 giugno e poi lasciare al governo il compito di effettuare la manovra antisprechi. In tal caso il manager potrebbe effettivamente essere libero di andare in Rai, dove lo attenderebbe un compito altrettanto duro. Il suo nome e’ ben visto a destra come a sinistra e otterrebbe facili consensi. Analogo discorso per i due candidati alla presidenza, Giulio Anselmi e Ferruccio de Bortoli. Quest’ultimo e’ stato nuovamente contattato da Palazzo Chigi ma avrebbe opposto ancora un “no”. Due i motivi di fondo: avere veri poteri che dovrebbero passare per una modifica dello statuto (cosa fattibile per Monti) e convincere i manager che lo sostengono al Corriere che la sua uscita non sconvolgera’ i gia’ fragili equilibri tra i soci di Via Solferino. Anche questo un nodo intricato.