05 giugno 2012 | 14:24

Facciamo come a Torino – Intervista a Cristina Acidini, sovrintendente speciale per il Polo museale fiorentino (Prima n. 426, marzo 2012)

Facciamo come a Torino
Cristina Acidini, autorevole sovrintendente per il Polo museale fiorentino, è convinta che Firenze “non sa comunicare”. E che la città  dovrebbe organizzarsi meglio per promuovere in Italia e all’estero il suo immenso patrimonio artistico per attrarre visitatori
Gli italiani sono seduti su una miniera d’oro. Stiamo parlando del patrimonio culturale e artistico che fa di questo Paese un’attrazione unica per il turismo mondiale, fonte di ricchezza inesauribile e maltrattata. Prendi Firenze. Ci sono nomi che solo a evocarli fanno girare la testa: la Galleria degli Uffizi, le Cappelle medicee, il giardino di Boboli. Tutto in mano alla Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale guidata con piglio da Cristina Acidini. Qualche numero per dare l’idea che non stiamo raccontando fole: 31 istituti museali (musei, gallerie, ville, cenacoli, chiostri, giardini, collezioni e chi più ne ha più ne metta); 680 dipendenti; 5 milioni di visitatori nel 2011 (con un incremento del 5,34% rispetto all’anno precedente); 20 milioni di incasso annuo; un sito – www.polomuseale.firenze.it – che dal mezzo milione di contatti del 2008 ne ha registrati un milione e 100mila tre anni dopo. Insomma, una miniera con tassi di reputazione da far invidia (tanto per dire: gli Uffizi sono in cima alla classifica insieme alla Scala di Milano con il 93% del gradimento). Eppure riuscire a comunicare tutto questo in maniera coordinata e redditizia da un punto di vista turistico è terribilmente complicato, come ci spiega, fuori dai denti, Cristina Acidini, un vulcano di energia, competenza ed esperienza, indifferente se urta la sensibilità  politica di questo o di quello. Ed è sufficiente accendere il registratore perché lei vada dritta al punto: “Firenze non comunica la propria cultura. Quelle poche volte che siamo in grado di far sapere qualcosa, lo facciamo in modo slegato, il che significa che il nostro è un sistema fragile, fondato solo sulla buona volontà  individuale. In questo contesto il Polo museale fiorentino non ha in bilancio un capitolo di spesa per la comunicazione e deve far rientrare tutto dal sostegno privato in occasione delle singole iniziative”.
Prima – Ci sta dicendo, dottoressa, che la città  del grande comunicatore Matteo Renzi non riesce a organizzarsi in materia di comunicazione?
Cristina Acidini – Per quel che riguarda il livello di comunicazione della macchina culturale organizzativa io finisco per essere, insieme alla struttura di segreteria, il garante dello smistamento e la mia agenda serve a evitare che all’interno della nostra struttura si vadano a creare eventi che si facciano concorrenza. Poi, però, ci sono gli appuntamenti messi in moto dal Comune, dalla Chiesa e quant’altro.
Prima – Che sono incontrollabili. Eppure l’esempio di Torino, che dal 2004 ha un’organizzazione di comunicazione integrata per promuovere la città , sia in Italia che all’estero, dovrebbe fare scuola. Lei pensa che sia possibile – oltre che auspicabile – riorganizzare la macchina comunicativa della cultura fiorentina?
C. Acidini – È una bella sfida. È facile diagnosticare il problema, ma difficile trovare una soluzione. Un desiderio ricorrente è quello della cosiddetta cabina di regia, ovvero di una struttura dove confluiscono le notizie. Che possa, senza rendersi protagonista di un dirigismo inopportuno, indicare i rischi di ridondanza o conflittualità . Che poi in sostanza è quel che accade a Firenze, dove i protagonisti di attività  a sfondo culturale sono numerosissimi e di diversa dimensione. Può accadere che in certe stagioni favorevoli, in certi giorni e in certi orari si concentrino dalle due alle cinque iniziative che si rivolgono allo stesso pubblico.
Prima – Torno alla domanda: c’è qualche speranza di poter cambiare le cose?
C. Acidini – A Firenze la vedo molto difficile, perché l’integrazione tra soggetti operanti in campo culturale mi pare un’utopia. La prima dichiarazione dell’assessore alla Cultura del Comune, Giuliano da Empoli (che ha dato le dimissioni il 9 gennaio: ndr), fu: “Farò un calendario unico che promuoveremo insieme”. Non se n’è fatto nulla e non per colpa sua, ma per le caratteristiche di quel sistema diffuso, nel quale ognuno promuove se stesso con piccole forze e piccoli budget. Oggi l’attenzione a livello nazionale si attira solo con campagne massicce. Torino, in questo senso, costituisce come diceva lei un esempio.
Prima – L’impressione è che alla cabina di regia non ci creda molto nemmeno lei.
C. Acidini – In effetti no, perché è un posto – fisico o virtuale che sia – dove affluiscono i dati. Questo presume che i creatori e i fornitori potenziali dei dati prendano un’iniziativa. E questo non succede. Non succede neanche in una struttura sola, come quella del Polo museale fiorentino. Che, pur avendo 24 luoghi tra musei, giardini e altro che producono eventi culturali, con uffici tecnici e altri tipi di uffici trasversali che a loro volta producono eventi, vive come una problematicità  quella di sapere cosa fa e quando lo fa. Il modello di cabina di regia ha questo limite: non gli arrivano i dati. Non gli arrivano in misura e con tempi sufficienti a creare una buona comunicazione.
Prima – Però, dottoressa, sono sicuro che lei un’idea in testa su come si debba e possa cambiare ce l’ha.
C. Acidini – Penso che bisognerebbe rovesciare il problema: disporre di una serie di scout, di ricercatori che periodicamente interroghino i produttori e fornitori dei dati, acquisendo con pazienza i dati che servono.
Prima – Intanto il Polo sta provando a darsi da fare. Ha avviato una collaborazione con Marco Ferri, nuovo responsabile della Comunicazione, e ha inaugurato il nuovo sito.
C. Acidini – È uno strumento che ho fortemente voluto e promosso con ogni mezzo finanziario. Oggi www.polomuseale.firenze.it è uno strumento completo, con musei, orari, archivi digitali, calendario, sezione didattica, servizio di prenotazione on line, informazioni di ogni genere, un canale YouTube dedicato e, anche, la possibilità  di scaricare un’applicazione per iPhone. Inoltre servizi, contatti, acquisto di foto direttamente in Rete, informazioni in tempo reale e segnalazioni. Comprese le indicazioni per poter ottenere la concessione di spazi per eventi.
Prima – Sito a parte, quali altre iniziative avete in testa?
C. Acidini – C’è un filone tradizionale, che si basa sull’uso del documento cartaceo: il rapporto biennale sull’attività  del Polo. Che però è anche uno strumento innovativo, visto che non è mai stato usato prima. Per realizzarlo ci siamo confrontati con le difficoltà  appena dette. Solo raccontare che cosa è stato fatto nel biennio 2009/2010 è stata un’impresa titanica, che ha richiesto due persone dedicate, l’estrazione d’informazioni disomogenee, la loro rielaborazione e classificazione. L’altro filone che abbiamo appena avviato è quello delle e-news, con notizie di attualità  da diffondere due volte al mese. Notizie le più disparate: da quelle di un restauro al racconto di una fioritura in un giardino, che possono comunque essere di stimolo. Poi ci sono altri piccoli accorgimenti. Nel sito stesso scelgo ogni mese un’opera da esaminare e approfondire. Dalla ‘Elettrice Palatina Anna Maria Luisa de’ Medici’ all”Annunciazione’ del Beato Angelico, fino a un dipinto, una statua e quant’altro. Una valorizzazione virtuale per estrarre dai nostri musei e forzieri d’immagini opere che possano richiamare l’attenzione.
Prima – A livello di comunicazione il Polo museale è qualcosa che si venderebbe bene? Può essere un buono strumento per un investitore che abbia voglia di sostenere questo tipo di attività ? Chi può essere interessato a finanziare uno sviluppo di comunicazione avendone un ritorno?
C. Acidini – Secondo me nessuno. Il Polo museale, nonostante i miei sforzi, non ha un’immagine unica. Uno dei primi piccoli passaggi che ho fatto è stato creare un logo e c’è voluto molto tempo, perché trovare un simbolo unificante per un agglomerato di musei così diversi è stata un’impresa difficile. Del resto mi pare ovvio che il Polo debba avere un’immagine articolata. Sono i singoli musei che hanno una forte capacità  attrattiva, gli Uffizi o il ‘David’ alla Galleria dell’Accademia. Sono questi gli elementi di richiamo che attirano sponsor. Che, però, sponsorizzano volentieri interventi a carattere tangibile: un restauro, un nuovo allestimento, lasciandoci poi la propria immagine. Se si va nella comunicazione, che per molti è un fatto accessorio, c’è poca risposta.
Prima – L’idea di proporre partnership tra organizzazioni pubbliche e private a livello di cultura è applicabile a Firenze?
C. Acidini – Lo facciamo da anni. Abbiamo il sostegno degli enti bancari, la gestione dei servizi di accoglienza e d’informazione da parte di concessionari privati, sponsor privati. Quindi i richiami ad aprire al privato sono singolari. Senza il costante rapporto pubblico-privato saremmo morti e seppelliti da un bel pezzo.
Prima – Il sindaco Renzi fa della comunicazione uno degli elementi principali della sua attività . Da questo punto di vista il Comune potrebbe tentare di tirare le fila?
C. Acidini – Il Comune è un soggetto totalmente idoneo e coinvolto, con una finalità  coincidente con quella delle istituzioni culturali: attirare un pubblico qualificato a Firenze, fruitore di un’esperienza di qualità  e messaggero nel mondo. È interesse di tutti dare una comunicazione ampia. Credo che il sindaco, a modo suo, lo stia facendo in prima persona, promuovendo iniziative come quella della card museale, che mette a disposizione un’enorme possibilità  di visite ai musei. Forse non siamo ancora arrivati alla formula ideale. Ma intanto siamo partiti.

Intervista di Leonardo Bartoletti