05 giugno 2012 | 14:33

Le forbici di Marco – Intervista a Marco Giordani, cfo del gruppo e amministratore delegato di Rti (Prima n. 426, marzo 2012)

Le forbici di Marco
L’uomo dei conti di Mediaset, cfo del gruppo e amministratore delegato di Rti, Marco Giordani, fa eco alle preoccupazioni di Fedele Confalonieri sugli effetti della politica recessiva del governo sul futuro dell’azienda. E racconta come e dove si è deciso di tagliare costi per 250 milioni. E dice, però, che la pay tv Premium non si tocca…
Hanno fatto molto rumore le dichiarazioni del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, che durante un’audizione alla commissione Bilancio di Montecitorio, lo scorso 7 marzo, ha adombrato il rischio di licenziamenti nel gruppo di Cologno. Per la prima volta Mediaset, che ha sempre evitato di mettere in piazza le problematiche economiche dell’azienda, è uscita allo scoperto,   dopo che una settimana prima in un’intervista al Sole 24 Ore il patron di Publitalia, Giuliano Adreani, aveva dato l’immagine di un gruppo solido pur in una congiuntura difficile. “Non abbiamo intenzione di diminuire investimenti e personale, ma se cala il fatturato e il profitto è un dato di fatto doverlo fare”, ha scandito severo Confalonieri.
Abilissimo comunicatore, il presidente di Mediaset ha usato il suo migliore stile da milanese che non le manda a dire per sollecitare l’attenzione del governo, che sta per decidere l’assegnazione dell’ambita frequenza del beauty contest. Ma l’urlo di dolore non era solo teatro, infatti anche per il gruppo Mediaset la situazione si fa sempre più dura in un mercato che vede una contrazione mai vista degli investimenti pubblicitari: il 2011 ha segnato per Publitalia un calo di fatturato del 3,3% (dai 3 miliardi e 9 milioni di euro del fatturato 2010 ai 2 miliardi 908,3 milioni del 2011 secondo i dati Nielsen). Una lenta emorragia in atto già  dal 2008 che sta riducendo gli utili del gruppo, che però presenterà  un bilancio ancora in attivo per circa 200 milioni. Il problema è cosa riserverà  il mercato dei consumi nel 2012. Comprensibile che davanti ai ribassi del titolo in Borsa, le difficoltà  della pay tv, i problemi di Endemol, l’uscita di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi, ci sia nervosismo ai piani alti di Mediaset.
Ma quali sono, al di là  delle dichiarazioni tonanti, i veri temi sul piatto dei manager di Cologno per fare i conti con la crisi? Ne abbiamo parlato con Marco Giordani, l’uomo dei conti di Pier Silvio Berlusconi, come chief financial officer di Mediaset e amministratore delegato di Rti, la società  licenziataria delle concessioni televisive e di cui fanno parte tutte le partecipazioni del settore.
Giordani mette subito le mani avanti. “C’è stato un grande equivoco sul discorso di Confalonieri che non era stato chiamato in commissione Bilancio per parlare di Mediaset, ma per rispondere, come altri gruppi italiani, a una serie di domande di ordine generale sull’economia e sul Paese. Che cosa ha detto? Perorando interventi di rilancio e di sviluppo della produttività  e dell’occupazione ha fatto presente che, se proseguissero solo le politiche recessive, anche Mediaset come le altre aziende italiane sarebbe costretta a ridimensionare il perimetro del suo business. Ma era un discorso ipotetico in uno scenario ipotetico”.
Prima – In ogni caso Confalonieri ha fatto capire che il sole non splende sul gruppo di Cologno. D’altra parte, se guardiamo i vostri conti, il bilancio evidenzia alcuni indicatori negativi: una redditività  e un cash flow calanti a fronte di un indebitamento sopra 1,7 miliardi. Un livello elevato. Non comincia a essere un problema?
Marco Giordani – 1,7 miliardi di esposizione finanziaria non è un livello incompatibile con la redditività  che produce l’azienda. Il debito non ci preoccupa. Siamo ben lontani dal raggiungere i covenant posti dalle banche che ci finanziano. Il nostro problema è difendere la redditività  che diminuisce a causa della crisi dei consumi che colpisce i nostri ricavi.
Prima – Nel 2011 la vostra raccolta ha chiuso con un segno meno del 3,3%. Col nuovo anno il mercato è ripartito bassissimo. Si parla di un calo a due cifre. Quali sono le previsioni?
M. Giordani – Nessun istituto di ricerca si è spinto a fare previsioni sulla ripresa né noi siamo in grado di stimare i nostri ricavi. Siamo nel pieno di una crisi gravissima che ha sconvolto tutti i parametri. Per proteggere il nostro conto economico abbiamo agito sulla struttura dei costi adeguandola allo scenario recessivo.
Prima – Avete annunciato un taglio di 250 milioni. Una bella botta. Ma siete in buona compagnia. Anche la Rai sta già  praticando una cura di lacrime e sangue. Come interverrete?
M. Giordani – Prima dell’estate 2011 abbiamo pianificato una manovra di risparmi che dispiegherà  il suo pieno effetto fra tre anni, quando avremo una diminuzione strutturale dei nostri costi di 250 milioni all’anno, e cioè il 10% in meno rispetto al 2011. I tagli saranno orizzontali: dimagriranno tutte le aree aziendali. Come può immaginare è necessario un grande lavoro che non si può fare un giorno per l’altro.
Prima – I tagli toccheranno inevitabilmente il prodotto.
M. Giordani – Il nostro interesse è di preservare la programmazione attuale nei volumi e nella qualità . Si potrà  anche rinunciare a mezz’ora di un programma ma soprattutto interverremo sui costi orari dei prodotti – risparmiando dalla scenografia ai compensi delle star – e rinegozieremo gli acquisti di diritti. La situazione economica è cambiata. È sotto gli occhi di tutti. Ci aspettiamo che i produttori, gli artisti, i fornitori se ne rendano conto e rispondano positivamente.
Prima – Noto però che Canale 5 trasmette meno fiction rispetto alla primavera scorsa.
M. Giordani – Questa è una scelta di tipo editoriale che non riguarda il piano dei tagli. La fiction è un investimento che fai oggi per avere in onda il prodotto tra due anni. Al contrario l’intrattenimento è un genere più agile, che puoi adeguare mentre lo prepari e persino durante la messa in onda. Ma oltretutto abbiamo preferito posticipare all’autunno alcune fiction importanti perché con il mercato pubblicitario debole di questo periodo avrebbero costituito uno spreco.
Prima – Non le faccio domande sugli aspetti editoriali che so che non le competono ma parliamo della pay tv che perde 70 milioni. Pensate che la vostra offerta sia ancora capace di contrastare Sky?
M. Giordani – Basta guardare i risultati. Sky ha 5 milioni di clienti, Premium 2 milioni conquistati in soli tre anni: una performance più che positiva. Abbonati che in nostra assenza avrebbero arricchito la clientela del concorrente. È vero che Premium chiude l’anno con 70 milioni di perdite, un risultato al di sotto delle attese pre crisi. Ma è una scelta strategica che rifaremmo senza alcun dubbio. Con Premium raccogliamo 90 milioni di pubblicità  che, viceversa, sarebbero andati a Sky e in più ci ha consentito di lanciare un’offerta di contenuti on demand, Premium Play, senza uguali in Italia.
Prima – Ma quanto si allungheranno i tempi del breakeven?
M. Giordani – Abbiamo sempre previsto di arrivare a generare utili con un mercato pay di 11-12 milioni di abbonati in Italia, dato considerato fisiologico da tutti i principali istituti di ricerca. In realtà , per ora il mercato ha smesso di crescere e si è fermato a 7 milioni complessivi. Ma, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, la frenata della pay va a tutto vantaggio della salute della free che è il nostro core business.
Prima – Vuol dire che dovete mettere in conto altre perdite. Ma continuerete a investire?
M. Giordani – Non abbiamo certo intenzione di diminuire la qualità  della nostra offerta pay. Per ottenere efficienza e coprire la crescita dei costi dei diritti del calcio, abbiamo avviato interventi sulla struttura operativa.
Prima – Si vocifera però che state tagliando i contratti con le major.
M. Giordani – Gli acquisti riguardano lo sfruttamento sia free sia pay. Ed è noto che oggi sulle reti generaliste i film arrivano con potenziali di ascolto molto più bassi rispetto al passato. Stiamo quindi rinegoziando i contratti in scadenza. Ma le esclusive che abbiamo sottoscritto con Warner e Universal sono ancora in essere. In linea di principio ora non riteniamo indispensabili le esclusive assolute, ci interessa garantire ai nostri clienti la visione di tutti i migliori prodotti.
Prima – Le vostre reti generaliste hanno pagato il prezzo più alto all’esplosione del digitale. Dall’inizio dell’anno Canale 5, Italia 1 e Retequattro raccolgono il 30,5% di Auditel, le tre reti della Rai sono al 36%. Complessivamente le sei regine del sistema non raggiungono il 70%, che voi avevate indicato come la soglia di guardia.
M. Giordani – Il nostro obiettivo è il pubblico pubblicitariamente più pregiato, quello tra i 15 e i 64 anni dove la nostra leadership è indiscutibile. È vero che la moltiplicazione dei canali ha portato la frammentazione degli ascolti, ma noi recuperiamo quasi tutto il pubblico in uscita con il bouquet di canali tematici, free e pay, che abbiamo costruito per intercettare target ancora più profilati.
Prima – La platea generalista tendenzialmente invecchia. Voi offrite un pacchetto di sette reti tematiche free che vi portano un ascolto interessante (4,6%) e aiutano a ringiovanire il vostro pubblico. Ammetterà  però che non hanno lo stesso valore pubblicitario delle generaliste.
M. Giordani – Quello che conta per i nostri investitori sono i Grp (Gross rating point), ovvero il numero di contatti sul target di riferimento. E il nostro assetto attuale, tra reti generaliste e digitali, ci consente di mantenere il numero di Grp che ci chiede Publitalia grazie a un portafoglio di offerte diversificate per coprire ogni necessità  di investimento: dai grandi numeri e dagli eventi di Canale 5 ai target più specifici delle reti tematiche, fino al pubblico dei nostri siti Internet.
Prima – Prevedete nuovi canali digitali?
M. Giordani – No, per il momento quelli che abbiamo sono sufficienti. Abbiamo lanciato da poco il nuovo sistema all news TgCom24 e siamo molto soddisfatti. Sia per il risultato editoriale sia perché genera valore su Internet, su tablet e smartphone con 21 milioni e mezzo di contatti sul sito e 2 milioni e mezzo di applicazioni scaricate. TgCom24, per esempio, figura nella rosa delle prime 25 applicazioni più scaricate nella storia di Apple Store in Italia ed è l’unica di carattere informativo.
Prima – Internet, finora marginale nel vostro business, potrebbe diventare la nuova frontiera. A sentire le recenti dichiarazioni di Giuliano Adreani progettate uno sbarco in grande stile sulla Rete puntando a un accordo con un colosso di Internet. Che cosa bolle in pentola?
M. Giordani – Publitalia sta dialogando con alcuni grossi gruppi internazionali interessati a potenziare la loro penetrazione in Italia valorizzando la raccolta sui propri siti grazie alla concessionaria leader di mercato. L’idea è di verificare se ci sono le condizioni per un accordo che ci consentirebbe di fare un salto di qualità  per crescere anche in un mercato molto frammentato, dove è difficile raggiungere da soli una massa elevata di pagine viste e in cui i grandi investitori pianificano puntando sulle prime venti conglomerate di contenuti.
Prima – So di toccare un nervo scoperto, ma perché state facendo una guerra galattica per la frequenza del dividendo digitale se ne avete già  quattro e una rete Dvb-h che potrebbe trasformarsi in un quinto mux?
M. Giordani – Caspita! Gina Nieri lo ha spiegato con chiarezza e non fa che ripetere le nostre ragioni: gli operatori tivù hanno investito in maniera massiccia per rendere più efficiente lo spettro e Mediaset ha speso più di un miliardo di euro. Abbiamo agito secondo le regole, ma per due volte sono state cambiate in corsa. Altro che regalo a Mediaset quindi. Al contrario, c’è il rischio di una sottrazione. Siamo una società  quotata, come possiamo perdere un asset senza alzare la voce?
Prima – Dopo che il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha espresso la sua contrarietà  a cedere le frequenze a titolo gratuito si fa strada l’ipotesi di un’asta competitiva a prezzi modici. In tal caso partecipereste?
M. Giordani – Un’asta a rialzi per noi vorrebbe dire pagare un’altra volta un multiplex su cui abbiamo già  investito. Vediamo quali saranno le proposte del governo e poi valuteremo.
Prima – È vero che state ragionando sulla cessione di Ei Towers, la società  delle torri nata dalla fusione tra Elettronica industriale e Dmt e quotata in Borsa di cui Mediaset possiede il 66%?
M. Giordani – Francamente le voci di cessione sono del tutto infondate. Il nostro progetto è di realizzare il business plan che abbiamo presentato al mercato al momento dell’operazione. Abbiamo dato vita a Ei Towers perché siamo convinti che il settore delle torri di trasmissione tivù, in Italia molto frammentato, è una rete strategica per il Paese e potrebbe invece essere gestito da un unico operatore che abbia la forza di affrontare gli investimenti tecnologici necessari a mantenerlo sempre aggiornato ed efficiente.
Prima – Giusto. Ma sarebbe consentito a un gruppo televisivo del peso di Mediaset fare l’operatore di rete per tutto il sistema?
M. Giordani – Per autorizzare l’operazione, l’Antitrust ha posto vincoli stringenti per garantire condizioni eque e non discriminatorie a tutto il mercato. E aggiungo che non saremmo affatto contrari all’ingresso di altri operatori che volessero investire in quote della società  per farla diventare un vero campione nazionale.
Prima – Sarebbe, comunque, una anomalia rispetto all’Europa dove l’operatore di rete è indipendente dai broadcaster. Un’ultima domanda: banche e fondi vi hanno sfilato il controllo di Endemol e siete scesi sotto la quota del 10%. Suona come una bella sconfitta della vostra strategia sui contenuti. Quali sono le prospettive: uscirete da Endemol o, nel caso di una vendita, pensate di risalire nell’azionariato?
M. Giordani – Come sa, non controllavamo il gruppo prima e non lo controlliamo adesso. Endemol è leader nel mondo e ora ha una situazione finanziaria equilibrata. Noi siamo l’unico socio industriale e abbiamo tutte le strade aperte, come quando eravamo al 33%: restare come siamo, investire nuovamente ma a valori 2012, valorizzare la nostra partecipazione. Sceglieremo la strada più profittevole per i nostri azionisti.

Intervista di Anna Rotili