05 giugno 2012 | 15:50

Non siamo più in serie B – Intervista a Jacopo Tondelli, direttore di Linkiesta.it (Prima n. 426, marzo 2012)

‘Non siamo più in serie B’
Jacopo Tondelli, direttore di Linkiesta.it, è convinto che le campagne per le amministrative e per i referendum abbiano dimostrato nel 2011 il valore dell’informazione sulla Rete. E racconta come funziona e si sostiene un giornale on line, che si propone di diventare presto redditizio
Per trovare la redazione di Linkiesta.it devi scendere in un seminterrato di un palazzo nella zona nordest di Milano, a Lambrate. Niente lussi, niente fronzoli ma il minimalismo che si conviene a un’impresa di giovani che si sviluppa all’interno della Rete. Il disordine organizzato è quello tipico di ogni redazione: tavoli,   computer, giornali accatastati, bicchieri vuoti con i resti del caffè. È qui, e nella sede romana di via Acciaioli, che si produce il giornale considerato dalla giuria del prestigioso Premiolino “uno dei fenomeni di giornalismo on line più interessanti degli ultimi anni”. Ragione che ha portato a premiare il direttore e fondatore Jacopo Tondelli. Il video di piazza del Plebiscito semivuota durante l’ultimo comizio di Silvio Berlusconi per le amministrative a Napoli, il documento sul fallimento della Grecia dichiarato dalla ‘troika’ (Fmi, Bce, Commissione europea), il sostegno di Forza Nuova al movimento dei ‘forconi’ sono alcuni dei pezzi pregiati che hanno fatto lievitare la reputazione del sito Linkiesta.
L’idea di realizzare un giornale on line che puntasse sull’approfondimento e sull’analisi era iniziata a frullare quattro anni fa nella testa di due amici milanesi, Jacopo Tondelli, giornalista che, dopo un periodo in Germania e Israele e una collaborazione con Il Riformista, da pochi mesi era entrato nella redazione economica del Corriere della Sera, e Andrea Tavecchio, dottore commercialista e fiscalista. Ne parlano con conoscenti e amici in ambienti imprenditoriali e professionali e per andare oltre le semplici intenzioni e raccogliere capitali necessari per l’iniziativa si fanno affiancare da un gruppo promotore composto da Anna Maria Artoni, imprenditrice ed ex presidente dei giovani industriali di Confindustria, dagli avvocati Fabio Coppola – office managing partner a Milano e a Roma di Latham & Watkins e genero di Giovanni Bazoli – Alessandro Balp e Marcello Giustiniani dello studio Bonelli Erede Pappalardo, e Pietro Fioruzzi dello studio Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, e da Kathryn Fink, manager nel settore dei media (ha partecipato al debutto di News Corp in Italia con Sky). Oltre che da Marco Pescarmona, fondatore con Alessandro Fracassi del gruppo MutuiOnline, da Alfredo Scotti, numero due di Aon Italia, e dal noto finanziere Guido Roberto Vitale, grande appassionato di editoria (è stato tra i fondatori dell’Indipendente con la direzione di Ricardo Franco Levi e presidente di Rcs MediaGroup).
Dopo aver predisposto un piano editoriale e un business plan, prende il via la campagna di raccolta fondi per capitalizzare Linkiesta.it spa, costituita nell’autunno 2010. Le quote di sottoscrizione sono comprese fra i 10mila e i 50mila euro, e oggi la società  è formata da un’ottantina di soci.
Il nuovo quotidiano on line parte ufficialmente il 31 gennaio 2011. Insomma, neanche il tempo per Linkiesta di compiere un anno ed ecco il direttore Tondelli ricevere il Premiolino, il più antico premio giornalistico, “per l’impegno professionale e per aver contribuito alla difesa dell’indipendenza delle opinioni e della libertà  di stampa da qualsiasi condizionamento”. Tanta rapidità  nel riconoscimento ha fatto pensare a molti che, oltre agli indiscussi meriti professionali di Tondelli e della sua squadra, all’assegnazione del riconoscimento pubblico abbia contribuito quell’aura di ‘salotto buono’ democratico e di sinistra che fin dalla sua fondazione circonda Linkiesta.
“Che qualcuno lo pensi non mi meraviglia, ma ci sono dati oggettivi che certificano l’autorevolezza e l’influenza raggiunta da Linkiesta.it in questi mesi”, replica Tondelli. “Credo che siamo stati premiati perché abbiamo interpretato un’ambizione, forse non ancora realizzata in pieno, che si può fare giornalismo on line puntando sulla qualità  e sull’approfondimento e non sul cazzeggio. Non voglio dire che facciamo informazione seriosa. Anzi ci piace la polemica, l’ironia e il colore, però il nostro tratto distintivo è e rimane il rigore”. Convinto che nel 2011 finalmente in Italia si è capito che l’informazione sul web “non è necessariamente di serie B”, Tondelli lo considera un risultato a cui hanno contribuito anche alcuni fatti politici. “Non era mai capitato che in una grande città  come Milano si affermasse un candidato come Giuliano Pisapia, quasi assente in televisione ma molto forte su Internet. Così come il successo ai referendum sul nucleare e sull’acqua dove hanno vinto gli schieramenti appoggiati dalla Rete. Insomma, sono successe cose che hanno cambiato la percezione generale, anche quella degli opinion maker e il Premiolino le ha volute intercettare”.
Prima – A che punto siete sotto il profilo del sistema editoriale?
Jacopo Tondelli – Nessun giornale su carta è riuscito a chiudere il primo anno in pareggio. Repubblica dopo un anno e mezzo rischiava di chiudere. E tra le iniziative editoriali recenti, l’unica che ce l’ha fatta è Il Fatto Quotidiano. Nel suo secondo anno di vita Linkiesta deve iniziare un percorso di sostenibilità  economica. Peraltro, già  nel 2011 abbiamo rispettato il business plan. E su questa base abbiamo costruito un piano di rilancio.
Prima – In soldoni tutto ciò che significa?
J. Tondelli – È facile fare i conti: questa macchina costa poco meno di un milione l’anno e nel 2011 abbiamo perso qualche centinaio di migliaia di euro. A parte il dover superare i pregiudizi nei confronti del web, la credibilità  che riesci a costruire sulla base dei numeri inizia a essere percepita dopo mesi. Ora iniziamo a raccogliere i frutti.
Prima – E con che numeri vi presentate?
J. Tondelli – Dopo un mese dal debutto nel gennaio 2011 abbiamo registrato 50mila utenti unici. A febbraio 2012, siamo arrivati a poco meno di 500mila mensili. Non tarocchiamo i dati, controlli pure. E non compriamo traffico. Quindi, l’incremento in 13 mesi è stato importante. Chiaramente è molto difficile pensare che da qui a un anno duplicheremo i risultati. Non siamo il Corriere.it, Repubblica.it o il TgCom.it. E non è nemmeno la nostra vocazione diventarlo. Vogliamo però crescere in termini di contatti. Linkiesta è un prodotto che vuol stare sul mercato.
Prima – È un prodotto di nicchia, rivolto a chi cerca approfondimenti e analisi.
J. Tondelli – Preferirei definirlo un prodotto di tendenza. E poi, ci sono nicchie e nicchie. Il nostro lettore tipo ha un’alta capacità  di spesa, accompagnata da un alto tasso di richiesta di informazione.
Prima – Caratteristiche ottime, ma poco apprezzate in questo momento dai player pubblicitari sulla Rete che chiedono contatti.
J. Tondelli – La qualità , i target pregiati sono elementi ancora poco spendibili in Italia, ma presto ci arriveremo come in altri Paesi. Certo bisogna lavorare per accelerare il processo.
Prima – Che dote avete in cassa?
J. Tondelli – Il capitale raccolto è di un milione 540mila euro. Il nostro è un modello di public company. Abbiamo presentato un progetto politico ma con una forte impronta all’innovazione e al cambiamento di questo Paese. Quando sono andato in giro a incontrare i nostri possibili partner ho spiegato che volevo fare un giornale on line che desse spazio alle notizie che gli altri non pubblicavano, che raccontasse l’Italia che cambiava e che pensasse già  al dopo Berlusconi. I primi contatti con possibili soci li ha tenuti il comitato promotore, poi il gruppo si è progressivamente allargato.
Prima – Il vostro azionariato sembra caratterizzato da un certo tipo di borghesia progressista, un po’ radical chic, che si era compattata sotto le bandiere dell’antiberlusconismo.
J. Tondelli – Non è così: tra i nostri azionisti c’è di tutto. Gente di centro, di sinistra e di centrodestra. I quattro o cinque nomi dei nostri azionisti più famosi come Pietro Modiano, Alessandro Profumo, Sergio Erede e Guido Roberto Vitale hanno forse segnato l’imprinting politico del progetto, ma sono personaggi che contano al pari di tutti gli altri: nessuno infatti può avere più del 5% e nessuno, in realtà , ha più del 3%.
Prima – Il vostro è un azionariato silente o partecipa alla vita societaria?
J. Tondelli – Sono soci silenti, la gestione è affidata a un consiglio di amministrazione di cui fanno parte Artoni, Coppola, Tavecchio, Fink, Pescarmona e Alfredo Scotti, che è il presidente. Rispetto alle scelte giornalistiche non ho mai ricevuto commenti su cosa pubblichiamo, anche quando ci siamo dovuti occupare di storie che li riguardavano direttamente.
Prima – In quale occasione?
J. Tondelli – Ad esempio quando abbiamo scritto di Profumo, indagato per frode fiscale come ex amministratore delegato di UniCredit.
Prima – Come scegliete il materiale da pubblicare?
J. Tondelli – Puntiamo ad approfondire le notizie più forti del giorno con un taglio originale, diverso.
Prima – Soprattutto economico?
J. Tondelli – Usiamo l’economia come lente di osservazione di ciò che accade. Ma trattiamo molta politica, tanta società  e sport. Lavoriamo moltissimo e ci appoggiamo a collaboratori. Ogni giorno produciamo 21-22 articoli, più molto materiale originato dai blog. Possiamo contare su molti corrispondenti, tante antenne sparse un po’ dappertutto: Europa, Sudamerica e Asia.
Prima – Avete molti collaboratori nelle redazioni dei giornali tradizionali?
J. Tondelli – No, anche se molti nostri collaboratori sono giornalisti. Tra le firme più note ci sono quelle di Michele Boldrin, Peppino Caldarola, David Bidussa, Alessandro Campi, Giulio Sapelli, Salvatore Bragantini. Alcuni sono diventati nostri soci. C’è pure una pattuglia di giovani trentenni molto bravi: penso a Stefano Casertano, a Gabriele Catania, che definirei un giornalista di profondità . Poi c’è chi vuole emergere, una fame per noi preziosa. Sono tanti i giovani che si affacciano a questo mestiere. E spesso sono così bravi da bagnarci il naso.
Prima – Quanti siete in redazione?
J. Tondelli – Siamo una dozzina di giornalisti, di cui tre seguono la politica a Roma. La maggioranza con un contratto Fnsi-Fieg a tempo indeterminato o da collaboratori. Ci sono un paio di praticanti e qualche co.co.co. Certo, costa, ma il lavoro si paga. Il contributo dei blogger ovviamente è gratuito, anche se alcuni sono collaboratori e, come tali, vengono pagati. I collaboratori junior vengono pagati 30 euro a pezzo, i senior 80-100 euro.
Prima – Mi sembra che lei non si limiti a compiti esclusivamente giornalistici.
J. Tondelli – In una struttura così piccola, che non ha un amministratore delegato, che non vede la presenza quotidiana di un manager, devo darmi da fare. Ho il dovere di controllare i costi, di capire perché questo mese abbiamo pagato così tanto di bollette, di rinegoziare i contratti. Oltre all’affitto, al telefono e all’elettricità , ci sono le spese per il server e per la costruzione tecnologica, che noi abbiamo potuto gestire in modo particolarmente accurato e oculato in quanto al gruppo fondatore si è subito aggregato Pescarmona con un’esperienza, maturata tra l’altro a MutuiOnline, ben superiore alla media nel campo della Rete. Così abbiamo potuto avere a disposizione una piattaforma efficiente e, a detta di molti, graficamente elegante.
Prima – Lei ci mette la faccia anche per promuovere gli abbonamenti sul sito on line. Quanti hanno risposto al suo invito di entrare nel Club Lk e sostenere il giornalismo indipendente?
J. Tondelli – Siamo a poco meno di mille abbonamenti. Il costo è variabile, si va dai 50 euro per i soci junior fino ai 500 per i sostenitori. C’è un buon numero di soci ordinari che hanno versato 100 euro. Ci si abbona anche per usufruire di maggiori servizi come l’accesso all’archivio storico, la ricezione – su richiesta – degli articoli pubblicati via mail giornaliera, forum e incontri con la redazione. Sul fronte dei ricavi c’è da aggiungere la vendita di servizi: a Yahoo! forniamo inchieste e infografica, a Rolling Stone solo infografica, una parte della nostra produzione particolarmente gradita dagli utenti. Sono in corso trattative con altre realtà : queste iniziative cominciano a rendere e vogliamo sfruttarle ulteriormente. E i ricavi pubblicitari stanno crescendo.
Prima – Mai nessun pentimento di aver lasciato il Corriere?
J. Tondelli – No, anche se le preoccupazioni sono aumentate. E poi è bello avere un riscontro quasi in tempo reale di quello che fai. La vera differenza tra il lavoro in un quotidiano tradizionale e un giornale on line è che sulla Rete il giudizio del pubblico è immediato, misurabile, quantificabile numericamente. Esci dal circolo Pickwick dei tuoi colleghi e delle persone che ti conoscono. Qui ci sono fogli statistici che analizzano come viene accolto il singolo articolo. Se non stai attento e ti fai prendere la mano, inizi a essere dominato dal click. Un aspetto che presenta dei rischi soprattutto per quanti, come noi, puntano a mantenere alti standard qualitativi e di approfondimento e curano il rapporto con un lettorato alla ricerca di notizie che in altre realtà  non trovano spazio, proprio perché non ‘tirano’ tanto. Comunque, abbiamo scoperto e capito che le cose di maggior qualità  e approfondimento – sembra assurdo, ma è così – sono molto lette.
Prima – Fra un po’ sbarcherà  in Italia l’Huffington Post. Come vede l’arrivo di un possibile concorrente?
J. Tondelli – Forse è un’opportunità  per tutto il settore dell’informazione on line. Il fatto che una grande iniziativa giornalistica ha avuto successo negli Usa e si accinge ad arrivare nel nostro Paese ha spostato i riflettori su Internet anche in Italia dove siamo rimasti dei provinciali. E solo adesso molti si sono accorti che anche da noi c’era già  qualcosa di simile.

Intervista di Carlo Riva