Cinema

20 giugno 2012 | 16:07

CINEMA: BENE REPORT 2011, MA PER ITALIA E’ GIA’ CRISI

GLI STATI GENERALI SU RAPPORTO FONDAZIONE ENTE SPETTACOLO

(di Francesco Gallo) (ANSA) – ROMA, 20 GIU – Doveva essere la celebrazione della produzione di film italiani nel 2011 (ben 155 film, seconda solo ai successi del 1960), ma alla fine agli stati generali del cinema, riuniti per il ‘Rapporto 2011. Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia’, curato dall’Area Studi della Fondazione Ente dello Spettacolo, la parola più evocata è stata crisi. E’ quello che è avvenuto oggi all’Università  Luiss di Roma in un incontro in cui erano presenti, tra gli altri, Dario Edoardo Viganò, presidente della Fondazione; Nicola Borrelli, direttore generale cinema MiBac; Riccardo Tozzi (Anica); Lionello Cerri (Anec); Luciano Sovena, ad di Cinecittà  Luce e Luigi Grispello, presidente Media Salles. Insomma se si guarda al 2011 sembra andare tutto bene. Aumento degli occupati (+4,9%) in controtendenza con ogni altro settore; minimi storici per le pellicole con contributo statale (ovvero su 132 pellicole la maggioranza, 84, porta la firma del capitale privato mentre 48 sono con contributo statale); flessione sul mercato italiano della produzione statunitense scesa per la prima volta sotto la soglia del 50%, in termini di presenze, e di incassi calati dal 63,79% al 50,20%. Anche nella Top 20 dei film con i maggiori incassi ben nove posizioni sono occupate dal Made in Italy, con il fenomeno Zalone in testa con Che bella giornata (48,47 mln di incasso). Fin qui tutto bene. Ma da dicembre 2011 il vento è cambiato. Lo dicono un po’ tutti. Spiega Sovena:”i dati di questo inverno non sono certo buoni come quelli del 2011 che rappresentano comunque un successo del cinema commerciale. Il problema è per le opere prime e seconde dove c’é difficoltà  di distribuzione. E poi – conclude – che sta succedendo, perché i cinema sono già  chiusi”. Tozzi dell’Anica è ancora più diretto: “a partire da dicembre il calo incassi è evidente. Siamo di fronte alla fine di un ciclo e ora dobbiamo inventarcene un altro. La sparizione del cinema italiano in sala poi in questo periodo è un atteggiamento suicida”. E ancora Tozzi bacchetta le tv:”é vero c’é la crisi della televisione, una cosa che ricade sul cinema, ma mentre Mediaset manda in onda quello commerciale che produce, la Rai non fa lo stesso. Venendo così a mancare la sua funzione di servizio pubblico”. Nicola Borrelli difende invece il ministero:”non e vero che lo Stato spende meno per il cinema e si disinteressa. Si è solo trasformato. All’intervento diretto si è affiancata la normativa del tax credit, che è stata in grado di compensare il calo delle presenze in sala. Per quanto riguarda l’esercizio cinematografico, sembrerebbe che nel decreto legge approvato venerdì scorso sia stata prevista una misura apposita per rendere fruibile il tax credit anche dalle piccole sale”. L’amministratore delegato di Rai Cinema Paolo Del Brocco e l’amministratore delegato di Medusa Giampaolo Letta, avversari sugli schermi, trovano invece l’intesa nel segno della crisi. Ribadisce Letta:”rassicuro tutti Medusa non chiude e non viene trasferita a Milano. Quello che invece è certo è che la sua produzione verrà  ridimensionata sensibilmente sia per l’acquisto di prodotto estero, sia per il prodotto italiano. La pubblicità  si è ridotta di molti punti, dai 5 ai 7 punti. Insomma è un periodo molto pesante per chi si confronta con il mercato e avverte questa crisi drammatica. Tutti dobbiamo fare un passo indietro per fare con meno soldi gli stessi numeri di film di prima”. Paolo del Brocco è totalmente d’accordo:”sottoscrivo questo appello. Con la crisi che c’é diventa anche un problema morale stare attenti ai compensi dei vari soggetti che fanno cinema”.(ANSA).