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25 giugno 2012 | 14:41

Come ce le suona il prof. Frucht

Tra tagli dei finanziamenti pubblici e riduzioni delle sponsorship private, la cultura in Italia sta vivendo un momento molto delicato. In Germania invece il sostegno all’arte e alla cultura non manca, come rivela Stephan Frucht, ceo del Kulturkreis (la commissione cultura della Confidustria tedesca).
“In Germania il 90% delle realtà  artistiche è finanziato dal governo federale, dalle regioni e dalle comunità . Il restante 10% è finanziato privatamente, in larga misura da parte delle imprese tedesche”, spiega Frucht, che è uno dei tecnici che ha contribuito alla riforma governativa sulla legislazione del non profit.
“Per noi”, prosegue Frucht, “la cultura è una parte integrante dell’economia, promuovere la cultura significa sostenere l’identità  tedesca. Quindi in Germania è lo Stato a fare la parte del leone, attraverso una catena virtuosa che vede in primo piano i Comuni, poi i Là¤nder e infine il governo centrale. Poi ci sono i finanziamenti privati, attraverso lo sponsoring culturale, le donazioni, le fondazioni, e infine le libere associazioni a sostegno della cultura di cui possono far parte anche semplici cittadini”.
E in Italia? Secondo Frucht, in Italia “c’è un problema politico drammatico; i politici italiani dovrebbero innanzitutto essere coscienti del prezioso patrimonio culturale dell’Italia e investire attivamente per tutelarlo e promuoverlo; una strategia pubblica positiva avrebbe naturalmente un effetto a catena sui privati”. Il problema non è la mancanza di risorse per effetto della crisi. “In Germania”, afferma Frucht, “il sostegno statale alla cultura e all’arte non è stato tagliato di un solo euro nonostante la crisi”.
La politica deve creare le condizioni favorevoli che rendano possibile e vantaggioso per i privati e le imprese investire nella cultura. “Sono rimasto molto colpito”, prosegue Frucht, “dal fatto che in Italia l’attività  filantropica sia tassata. Questo non accade assolutamente in Germania”. Secondo Frucht, c’è anche “una precisa responsabilità  delle persone benestanti nei confronti del proprio Paese: devono essere consapevoli dell’obbligo morale di restituire alla società  una parte del loro denaro. Viaggiando in Italia non ho avuto l’impressione che manchino le persone facoltose. Anche nel Sud Italia. Bisogna incoraggiarli a investire denaro in cultura e non a interessarsi soltanto al calcio”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 429 – giugno 2012