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26 giugno 2012 | 9:28

Diffamazione, urge una riforma

Sono passati otto anni da quella promessa scritta nero su bianco nella proposta di legge Pecorella di riforma della diffamazione a mezzo stampa, approvata alla Camera con ampia maggioranza e poi affossata al Senato. Otto anni ma quella promessa è rimasta lettera morta. Nulla si muove anche sotto il governo Monti, nonostante gli allarmi lanciati dalla Federazione Nazionale della Stampa e associazioni come Ossigeno, unite nella preoccupazione che la diffamazione venga sempre di più usata come forma di intimidazione contro i giornalisti. Di qui la richiesta a governo e forze politiche di riprendere la proposta approvata nel 2004 a Montecitorio o comunque di riordinare una disciplina stressata dagli abusi e anche dall’insorgere di nuovi media.
Sono tanti i casi che richiamano l’attenzione delle associazioni di categoria. Da quello del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo che chiede un risarcimento per sei milioni e mezzo di euro a Repubblica, ritenendosi danneggiato da una “campagna di stampa falsa e diffamatoria” in relazione all’inchiesta della procura di Catania sulla mafia. Al caso di Roberto Saviano, che ha querelato il Corriere del Mezzogiorno per la pubblicazione della lettera nella quale Marta Herling, nipote di Benedetto Croce, accusa l’autore di ‘Gomorra’ di aver raccontato un aneddoto falso sul filosofo abruzzese. Richiesta di risarcimento: quasi 5 milioni di euro tra danni patrimoniali e non. “Una vicenda come questa può e deve essere risolta lasciando fuori i tribunali”, ha sostenuto la Fnsi invitando l’autore di ‘Gomorra’ a ritirare la querela.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 429 – giugno 2012