Scelte del mese, Servizio di copertina

26 giugno 2012 | 9:28

Leggi la Sarzanini e ne saprai di più

Neanche ci pensò tanto su quel mattino bollente del 19 luglio di undici anni fa, quando gettò via la pettorina della press, annodò un fazzoletto al collo e si mischiò al corteo degli autonomi che stavano mettendo a soqquadro il centro di Genova. Fiorenza Sarzanini, trentaseienne, una bella faccia pulita, occhi grandi, bruna di capelli, faceva parte del pacchetto di inviati del Corriere della Sera che seguivano le vicende di un G8 dove capi di Stato e giovani contestatori si erano dati appuntamento, non certo attorno a una tavola per gustare trofie al pesto e focaccia di Recco. Era in città  da più di una settimana, perché il compito che il suo direttore Ferruccio de Bortoli le aveva assegnato era di monitorare giorno per giorno l’organizzazione dell’ordine pubblico. Sì, lo aveva fatto, con il consueto scrupolo, ma ciò che vedeva e montava attorno a lei la strappò dai telefoni e dalle sale della questura per gettarla in strada e raccontare ‘dall’altra parte’ lo scontro che stava infiammando la città .
Alle 16,30 di venerdì 20, Fiorenza si trovava in piazza Tommaseo, nei pressi della stazione Brignole, fra sassaiole degli autonomi e cariche di polizia. Un ragazzo sconosciuto le passò un fazzoletto bagnato e mezzo limone per proteggersi dai fumogeni. “Via, via!”, le gridò tirandola per un braccio. Fuggendo sentirono i colpi secchi delle armi, lo stridore delle gomme dei mezzi blindati, i colpi sordi delle pietre e dei bastoni sulla lamiera. All’imbocco di via Caffa, con la coda di un occhio umido, Fiorenza scorse il corpo esanime di un giovane vestito coi pantaloni di una tuta e una canottiera bianca insanguinata e rabbrividì quando lo vide sobbalzare come un fantoccio sotto le ruote di un mezzo pesante dei carabinieri. Caddero a terra, lei e il suo compagno. Prese un paio di manganellate, gli agenti si accanirono soprattutto sul ragazzo che fu portato via in barella. Con qualche acciacco, Fiorenza raggiunse la sala stampa e scrisse la sua prima (e unica) cronaca in prima persona. Raccontò dello smarrimento e della confusione delle forze dell’ordine, della solidarietà  fra gli autonomi e dell’aggressività  delle frange più estreme. L’inviata del Corriere della Sera fu immortalata sul Manifesto in una foto degli scontri avvenuti subito dopo l’uccisione di Carlo Giuliani. “Neanche lui ha avuto ancora giustizia”, dice adesso, “di quei fatti, fedelmente ricostruiti nel film di Marco Tullio Giordana, abbiamo conosciuto le vittime ma non i colpevoli”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 429 – giugno 2012