26 giugno 2012 | 13:19

Il Paradiso non è una nuvoletta dorata – Intervista a don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana e della Periodici San Paolo (Prima n. 427, aprile 2012)

Il Paradiso non è una nuvoletta dorata
Puoi pure avere i santi in Paradiso, ma è con i fanti che devi fare i conti finché stai con i piedi per terra. La regola vale per tutti, anche per la Periodici San Paolo la cui gestione è stata per la prima volta affidata a un laico, Maurizio D’Adda. In un momento di notevole
affanno anche i paolini, dunque, hanno preferito affidare a un governo tecnico la conduzione della casa editrice che ha come missione quella di “evangelizzare con i moderni mezzi di comunicazione”. Attivi in 28 Paesi, i paolini si muovono con molta intraprendenza e successo nell’editoria libraria, in quella giornalistica, cinematografica, musicale, televisiva, radiofonica, audiovisiva, multimediale, telematica e chi più ne ha più ne metta. Rapidi nell’impossessarsi delle forme più moderne di comunicazione, diffondono un marchio che merita non solo rispetto ma che suscita anche una grande invidia dagli addetti di un settore in affanno. Famiglia Cristiana è stato per anni il settimanale più venduto in Italia, benché un tempo fosse distribuito solo nelle parrocchie e non in edicola. Fondato nel 1931 dal beato Giacomo Alberione, se la dovette vedere con la censura fascista a cui però sopravvisse egregiamente, raggiungendo poi, negli anni Settanta, i due milioni di copie. Nel ’97 il cardinal Ruini, presidente della Cei, mostrò grande insofferenza per la “estrema spregiudicatezza” del settimanale e l’allora direttore, Leonardo Zega, cercò di difendersi come un leone. Il che non impedì che Famiglia Cristiana venisse commissariata, Zega costretto alle dimissioni e, dopo un breve interregno, scelto Antonio Sciortino (collaboratore di Zega) come direttore.
Lungo tutti gli anni del berlusconismo, il settimanale paolino non ha risparmiato critiche al Cavaliere e ai suoi sodali, bastonando i comportamenti spregiudicati, la rilassatezza morale ed etica, le pratiche non proprio ortodosse di molti membri del centrodestra e guidando un’opinione pubblica cattolica sempre più ostile nei confronti della coalizione guidata da Silvio Berlusconi. Ora, con l’arrivo del governo Monti, almeno sette su diciotto ministri professano una sincera e adamantina fede cattolica, da Lorenzo Ornaghi ad Andrea Riccardi, da Renato Balduzzi a Corrado Passera. Insomma, aria nuova. Un laico come direttore generale della casa editrice, nuovi e amichevoli inquilini a Palazzo Chigi.
Don Antonio Sciortino – D’Adda è il primo laico nominato direttore generale ma non è stato imposto per nostra incapacità . Si sentiva l’esigenza di una maggiore professionalità  unita a un’esperienza in altre realtà  editoriali. Con l’arrivo di D’Adda sono stato nominato anche direttore editoriale. Insieme stiamo analizzando l’organizzazione del lavoro e tutti i nostri prodotti in vista di alcune revisioni e del lancio di qualche novità . Mi riferisco a nuovi allegati e a nuovi prodotti. Stiamo razionalizzando i costi e purtroppo anche le forze. Per questo abbiamo richiesto un nuovo stato di crisi che ci permette di accedere ai prepensionamenti. La situazione è difficile, ma vogliamo rispondere nella maniera più incisiva. Segnali positivi arrivano già  dall’on line.
Prima – Insomma, c’è molto fermento. Dopo anni in prima fila sul fronte antiberlusconiano. Avete deciso di usare i guanti di velluto ora che a governare ci sono molti che vi sono vicini?
Don Sciortino – Andiamoci piano: le critiche non sono mancate. Certo, abbiamo fatto notare il cambio di passo e di stile di questo esecutivo, che, tra l’altro, emerge anche dalla ritrovata credibilità  internazionale. D’altra parte non si può tacere quando la vecchia politica afferma di avere fatto un passo di responsabilità  perché si potesse installare un governo di tecnici. Insomma, se oggi Monti governa è per l’irresponsabilità  di chi precedentemente guidava l’Italia. Altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di un governo tecnico.
Prima – Quali sono le critiche che muovete all’esecutivo targato Monti?
Don Sciortino – Abbiamo battuto forte sull’equità , tema che ci sta molto a cuore. Lo squilibrio sociale dell’Italia fa paura se si considera che il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza nazionale. Un dato da tenere ben presente quando si cercano i soldi per risanare le casse pubbliche. Toccare, anche con un certo peso, le tasche di alcune categorie non cambia per nulla la vita degli interessati. Mentre incidere anche di poco sui bilanci delle fasce più deboli può determinare situazioni drammatiche. Per questo abbiamo insistito, e insistiamo, sull’equità  che riguarda anche il problema fiscale delle famiglie. In un editoriale abbiamo anche esplicitamente espresso la nostra contrarietà  sugli interventi così drastici decisi da Monti sul terzo settore, sul piano della solidarietà  e sulla sussidiarietà . Anche questo governo ha ceduto alle lobby. Del resto, non potendo contare su una maggioranza, è in qualche modo sotto ricatto. Comunque, questo Paese non è povero. Semmai, c’è una cattiva distribuzione della ricchezza.
Prima – Resta fuor di dubbio che sia messo malissimo per i conti pubblici.
Don Sciortino – È conclamato che ogni anno l’Italia paga alla corruzione una tassa di 60-70 miliardi di euro:   sono tutte risorse sottratte ai cittadini. Su Famiglia Cristiana insistiamo sul fatto che le tasse devono essere pagate. Bisogna essere chiari e senza cedimenti, altrimenti va a finire che uno trova sempre un motivo per non pagarle. Ma al tempo stesso, come ho scritto, i cittadini devono vigilare e verificare come i loro soldi vengono impiegati. Che non vadano in privilegi e sprechi. Ci vuole un ritorno a una cittadinanza attiva. Gli italiani devono uscire da quel torpore in cui sono caduti grazie anche a una cattiva informazione, che non racconta il vero volto del Paese ma si presta a giochi di potere e, perciò, nasconde o edulcora la realtà  e non svolge il proprio ruolo.
Prima – I partiti della vecchia maggioranza accusavano i giornalisti di essere catastrofisti.
Don Sciortino – La mia critica parte da presupposti completamente diversi. Ma sono davvero convinto che la situazione in cui siamo sia anche responsabilità  di una stampa e di una tivù conniventi, che non hanno aiutato l’opinione pubblica a crescere. Ora c’è un certo risveglio e bisogna far sì che, così come la partecipazione dei cittadini, si trasformi in qualcosa di duraturo. Anche i cattolici devono tornare a fare politica in modo più serio. Una politica intesa nella concezione di Paolo VI, come più alta espressione di carità  e di servizio. Un contributo può arrivare dai diversi ministri di questo governo che rappresentano una parte dell’associazionismo cattolico. In questi anni i cattolici, in qualsiasi parte schierati, sono stati comprimari e afoni. Non sono stati protagonisti e non hanno inciso nella vita sociale e pubblica.
Prima – In compenso la Chiesa è andata sotto i riflettori per vicende non proprio edificanti.
Don Sciortino – Dobbiamo uscire dalla vecchia visione preconciliare della Chiesa identificata nei preti, nei vescovi e nel Vaticano. Bisogna tornare alla concezione dove i laici hanno la stessa dignità  e la stessa vocazione all’interno della Chiesa, come popolo di Dio, dove tutti siamo uguali in forza del battesimo con diversità  di ruoli e di funzioni. Dopo di che, la Chiesa nella storia ha avuto sempre i suoi problemi. È divina come costituzione, ma è formata da uomini con tutte le loro pecche. Non è questa la cosa che deve preoccupare.
Prima – E che cosa, allora?
Don Sciortino – Dovrebbe preoccupare una Chiesa – nel senso lato, quindi compresi i laici – silente, non più partecipe, che non agisce più come il sale che dà  sapore o il lievito che fa fermentare la pasta. Bisogna che i cattolici ritornino a una seria riflessione. Sono in corso diversi dibattiti. Lo stesso incontro di Todi è stato un momento in cui tutti i rappresentanti cattolici dell’associazionismo sono tornati per lo meno a incontrarsi e a parlarsi. Non si tratta di resuscitare il partito unico dei cattolici, un’esperienza che riguarda il passato e non trova oggi condizioni per una sua ricostituzione. Però, i cattolici devono tornare ad avere un minimo di unità  sui valori e i temi fondamentali. Non possono assoggettare il Vangelo alla disciplina di partito. Se alcuni provvedimenti sono antiumani, o anticristiani, non si possono votare. Bisogna far valere la propria ispirazione, i principi evangelici, la dottrina sociale della Chiesa, calandola nel dialogo con tutti. Perché non si possono imporre i valori.
Prima – Quindi, Famiglia Cristiana mantiene il suo carattere battagliero.
Don Sciortino – Certo, intende combattere le battaglie a favore della gente, delle famiglie e i loro diritti. Questo governo tecnico deve sanare i conti, ma non deve dimenticare le persone. Su questo saremo anche critici pur avendo in questo governo persone amiche. Famiglia Cristiana si sta impegnando molto anche per far ottenere ai figli degli immigrati la cittadinanza italiana. Questo tema non si può affrontare in quanto non rientra nei programmi del governo Monti? È incredibile. Se questo esecutivo è stato chiamato esclusivamente per mettere a posto i conti pubblici, allora perché nominare tutti gli altri ministri? Bastava la presidenza del Consiglio, che si è attribuita anche le deleghe per l’economia, e il ministro del Welfare.
Prima – Quindi Monti deve anche riformare la Rai?
Don Sciortino – Il governo deve occuparsi di tutti i problemi sul tappeto. Prendiamo la corruzione, che fa drizzare i capelli a quanti ci governavano fino a pochi mesi fa. È un problema che ha un legame strettissimo con l’economia.   Inoltre, anche una buona informazione aiuta il Paese a crescere e incide sull’economia. Certo che bisogna riformare la Rai! Quanto è successo al Festival di Sanremo, con le sparate di Celentano, basterebbe a giustificarlo. Come fa un direttore di rete a non sapere che cosa va in onda sulla sua rete? Come se io non conoscessi che cosa viene pubblicato su Famiglia Cristiana… In Rai ci sono anche grandi professionisti e si può fare una buona informazione, ma l’azienda deve sganciarsi quanto prima dalle logiche di partito. In caso contrario, la Rai sarà  destinata a svilirsi più di quanto non sia avvenuto finora. E non dimentichiamo che c’è ancora un problema di conflitto di interessi: sull’informazione e sulla giustizia. Se non scioglieranno quanto prima questi nodi l’Italia è destinata a non crescere. Bisogna avere coraggio. Lo ripeto, bisogna far sì che i cittadini ritornino a essere protagonisti.
Prima – E come si può fare?
Don Sciortino – Cominciando dalla riforma della legge elettorale. Non è possibile che siedano in Parlamento i nominati e non gli eletti. È fondamentale per i cittadini mandare in Parlamento le migliori persone del Paese. Quelli che oggi si lamentano perché il Parlamento è stato in qualche modo destituito dal suo ruolo fondamentale, eccetera, eccetera… ebbè devono ricordare che sono stati loro a svilirlo per primi. Ricordino quando le leggi venivano fatte altrove, non venivano dibattute in Parlamento, che poi ratificava quanto elaborato in altri palazzi. Comunque, con più coscienza civica, più coesione e più solidarietà  l’Italia ha la possibilità  per venirne fuori. Tutte le risorse materiali e intellettuali ci sono. Famiglia Cristiana cercherà  sempre di contribuire, in autonomia, avendo sempre presente il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa, la dignità  della persona, l’uguaglianza di tutti gli esseri umani al di là  del colore della pelle, della provenienza e della fede religiosa. Avremo sempre attenzione soprattutto agli ultimi della società , a quelli che non hanno voce. Quelli che non avendo lobby sono sempre tartassati.
Prima – Sempre più attenti alle cose della terra che a quelle del cielo, direbbe Celentano.
Don Sciortino – Ad attestare l’autorevolezza con cui Famiglia Cristiana affronta i temi concreti e anche quelli celesti bastano le migliaia di mail di solidarietà  arrivate dopo l’intervento di Celentano a Sanremo. Il nostro settimanale parla anche di Dio, ma non nel modo disincarnato come Celentano vuol far intendere. Il Paradiso non è una nuvoletta dorata. Quando affrontiamo i problemi dei poveri, degli emarginati e degli stranieri, in quel momento stiamo parlando di cielo. Il suo attacco nasce per una nostra critica rispetto al compenso esagerato in un momento in cui il Paese è chiamato a tirare la cinghia, e anche per il modo con cui si fa la carità : bisogna sempre mettere al primo posto la dignità  delle persone, non si può fare il casting delle famiglie povere.
Prima – Celentano si è trasformato alla fine in un vostro testimonial.
Don Sciortino – Mi risulta che abbia già  collaborato a Avvenire. Se vuole parlare di Dio può farlo anche su Famiglia Cristiana, anche se sarebbe un collaboratore difficile da gestire. Per finirla con questa faccenda, debbo aggiungere che la critica di Celentano è caduta male. Nella stessa settimana era partita una collana di libri sulla spiritualità , allegata a Famiglia Cristiana. La Buc, Biblioteca universale cattolica, è un’importante iniziativa editoriale avviata in collaborazione con le Edizioni San Paolo, che avrà  un seguito. Vogliamo proporre alle famiglie una biblioteca di libri di facile accesso e di costo ridotto. Partiamo con questa collana di spiritualità : il primo libro, ‘Cos’è l’uomo’, è proprio del cardinale Gianfranco Ravasi, che collabora da trent’anni con Famiglia Cristiana senza saltare un numero. Poi, abbiamo scritti di don Tonino Bello, del cardinale Angelo Comastri, di Enzo Bianchi. Insomma, il meglio tra quanti possono parlare all’uomo d’oggi, anche al non credente, di spiritualità  cristiana. L’obiettivo è ambizioso.
Prima – Ma non sarà  certo questo a fermarvi.

Intervista di Carlo Riva