Editoria

27 giugno 2012 | 12:27

Editoria/ Primo ok del Senato al decreto, contraria solo l’Idv

Per accesso a contributi pubblici vendere almeno 25% delle copie
Roma, 27 giu. (TMNews) – L’Aula del Senato ha approvato oggi il ddl di conversione in legge del decreto editoria, che fissa le nuove norme sui contributi pubblici alla stampa di partito, sulle cooperative giornalistiche e sulla vendita di quotidiani e periodici. Il decreto, approvato in prima lettura al Senato e che passa ora all’esame di Montecitorio, scade il 20 luglio. Hanno votato a favore Pdl, Pdl, Terzo Polo e Lega Nord, contraria l’Italia dei Valori.
Svariate le novità  al testo rispetto alla versione uscita da palazzo Chigi, che aveva come principale obiettivo la rideterminazione dei requisiti di accesso ai contributi, in modo da renderli più selettivi. Il principale criterio per raggiungere l’obiettivo è la correlazione tra entità  dei contributi e vendite effettive delle testate, con un determinante salto di qualità  rispetto al requisito della legislazione precedente, ed ai livelli di occupazione professionale.
La prima è l’abbassamento al 25% (nel testo base era il 30%) del rapporto tra copie vendute e copie distribuite. Dall’anno prossimo, quindi, i giornali che vorranno vedersi riconosciuti i contributi dovranno vendere almeno il 25% del totale delle proprie copie di tiratura in edicola, escluso lo strillonaggio o le vendite in blocco. Attualmente, per aver accesso alla contribuzione basta vendere in edicola appena il 15% delle copie, filtro considerato troppo esiguo. Per le testate locali, invece, il rapporto tra copie tirate e copie vendute in edicola deve essere almeno del 35%. Ancora, abbassamento anche del numero di regioni in cui bisogna distribuire la testata per essere considerati periodico a tiratura nazionale: da 5 regioni a 3. Novità  in vista anche sul fronte della pubblicità  on line (comprese le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione). Tutti i ricavi rientreranno nel paniere dei ricavi del Sic, il Sistema integrato di comunicazioni, su cui si calcola anche il tetto ‘anti posizioni dominanti’ del 20%. Inoltre viene previsto che le concessionarie di pubblicità  sul web dovranno essere iscritte nel registro degli operatori di comunicazione.
Cambiano le regole anche per le cooperative editrici: per accedere ai contributi pubblici, oltre a garantire il fatto di essere composte esclusivamente da giornalisti, poligrafici, grafici editoriali con prevalenza di giornalisti e di avere la maggioranza dei soci dipendente della cooperativa con contratto a tempo indeterminato, “devono comunque essere in possesso del requisito della mutualità  prevalente per l’esercizio di riferimento dei contributi”. Per il resto, il requisito occupazionale prevede che le società  editrici di testate quotidiane abbiano almeno 5 dipendenti con contratto a tempo indeterminato per l’intero esercizio di riferimento, mentre per le testate periodiche tali dipendenti scendono a 3.
Approvato anche un emendamento che punta alla delegificazione per i ‘piccoli’ periodici on line e un altro che introduce semplificazioni in materia di tariffe postali per l’editoria no profit. Con una modifica, chiesta dalla commissione Bilancio, si prevede che dalla fine del contenzioso con Poste italiane sul rimborso delle tariffe agevolate relative ai primi tre mesi del 2010 devono derivare risparmi per almeno 10 milioni di euro.
Infine, il decreto interviene anche sulla distribuzione, imponendo a edicole e rivenditori, a partire dal primo gennaio 2013, la tracciabilità  delle vendite e delle rese dei giornali quotidiani e periodici attraverso l’utilizzo degli opportuni strumenti informatici e telematici basati sulla lettura dei codici a barre. Per favorire l’adeguamento tecnologico degli operatori è previsto un credito di imposta per il 2012 nel limite di 10 milioni di euro, da finanziare attraverso risparmi. La disposizione mira anche alla diffusione della moneta elettronica.