Editoria

28 giugno 2012 | 14:43

Rai/ Cisl: Contro evasione fiscalizzare canone

Bonanni: gestione partiti fallimentare

Roma, 28 giu. (TMNews) – Fiscalizzare il canone per battere l’evasione. E’ questa la proposta della Cisl illustrata dal segretario confederale, Annamaria Furlan nel corso del convegno ‘Rai, un bene comune da rivalutare’.

“Così com’è – ha detto Furlan – il modello Rai non è in grado di affrontare le sfide che le profonde trasformazioni della comunicazione e del mercato globale impongono. Non basta un’opera di semplice manutenzione ma c’è necessità  di un’intervento profondo, strutturale, che metta in condizione l’azienda di rilanciare la propria funzione e la propria missione”. A fronte di un’evasione che ammonta a circa 500 milioni di euro per i privati e a circa 900 milioni per gli abbonamenti speciali, ha sottolineato Furlan, “lanciamo una proposta secca: per evitare l’evasione, la strada più diretta è quella di fiscalizzare il canone, garantendo il livello adeguato di risorse economiche”.

Su questo punto è intervenuto anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni secondo il quale “fiscalizzare il canone renderebbe autonoma la Rai e sarebbe l’unico rimedio contro l’evasione”. Bonanni ha quindi fatto riferimento alla crisi della tv di Stato parlando di “gestione dei partiti fallimentare. Non siamo assolutamente soddisfatti di come è la Rai oggi – ha detto – ma siamo contrari a privatizzazioni o a soluzioni tipo Alitalia perché cultura e coesione sociali, le mission che deve avere la Rai non sono in commercio”.

Quanto alla governance, Bonanni ha citato il principio dei coloni americani “no taxation without representation” evidenziando che oltre alla rappresentanza dei partiti serve “quella degli stake holders, come gli enti locali e i lavoratori, e delle realtà  organizzate e delle associazioni”.

(Segue)
Furlan: governance dell’azienda va cambiata

Roma, 28 giu. (TMNews) – La Cisl ha quindi messo sotto accusa il sistema di governance derivazione degli assetti voluti dalla legge Gasparri. “I meccanismi di funzionamento dell’azienda e l’attuale modello di governance sono pericolosamente in crisi – ha evidenziato Furlan – la figura del direttore generale appare per certi versi più quella di un amministratore delegato che di un dirigente apicale. Ciononostante non è amministratore e deve quindi riportare al cda le sue decisioni affinché siano approvate. Questo stato di cose – ha aggiunto – condito da una costante ingerenza dei partiti ha un impatto negativo sulla realtà  aziendale che si traduce in un’estenuante difficoltà  d’azione”.

Per la sindacalista “occorre con coraggio rivistare completamente la governance liberandola dalla lottizzazione dei partiti promuovendo invece una partecipazione pluralista della società  civile prendendo a riferimento le migliori esperienze attuate finora, a partire da quella tedesca anche attraverso un modello duale, con un consiglio di sorveglianza per l’indirizzo strategico, l’approvazione dei bilanci, il controllo sulla gestione, e un comitato di gestione di sano stampo manageriale con compiti esclusivamente gesitonali”.

Furlan ha quindi auspicato uno sganciamento della Rai dalle pure logiche commerciali: “dipendere dalla pubblicità  come fonte essenziale di finanziamento – ha osservato – per il servizio pubblico non è la situazione ideale perché ci sono dei limiti alle cose che si possono fare. Il fine del servizio pubblico non è il profitto ma il soddisfacimento di un bisogno di interesse generale e di cultura”.

Infine, richiamandosi alla crisi economica e ai sacrifici chiesti ai cittadini, la Cisl, ha detto Furlan, “ritiene eticamente indispensabile che si stabilisca un tetto massimo per tutti i compensi, diretti e indiretti per chi lavora nel servizio pubblico”. Un aspetto sul quale Bonanni ha chiosato dicendo “basta ai conduttori di talk show che guadagnano una barca di soldi mentre ci sono lavoratori ancora senza contratto”.

Pie