TLC

16 ottobre 2012 | 9:27

TLC:CHI E’ SON,BOSS SOFTBANK,MILIARDARIO VISIONARI

DA INFANZIA POVERA A INTUIZIONI TELEFONIA, INTERNET ED ENERGIA

(ANSA) – TOKYO, 15 OTT – “La concorrenza mi rende felice, così come le sfide difficili”, usa ripetere Masayoshi Son, il ‘boss’ di Sofbank, terzo operatore nipponico di telefonia mobile costruito in meno di un decennio, e non nuovo a prove audaci quali l’ultima: Sprint Nextel, il n.3 nel wireless Usa. Coreano (‘zainichì) di terza generazione, nato 55 anni fa da una famiglia povera in Giappone, ha accumulato una fortuna che Forbes ha stimato in 7,2 miliardi di dollari – seconda solo nel Sol Levante a quella di Tadashi Yanai, il fondatore del popolare brand del fashion giovanile Uniqlo -, grazie a felici ‘visioni’ su telefonia, internet e ora anche energia. La sua è una storia di successo, rara in un Paese dove i top manager sono riservati e i pregiudizi contro le minoranze etniche sono ancora un pesante ostacolo. Nel 2010, raccontò le difficoltà  della sua infanzia nella prefettura di Saga e di come sua nonna lo portava in giro su un carrello fatto con mezzo barile usato anche per raccogliere gli avanzi dei ristoranti per nutrire i suini di famiglia. “Decisi di lasciare questo piccolo Paese e di andare in Usa”, raccontò nella circostanza. Detto fatto: Università  della California, a Berkeley, e le prime esplorazioni nella Silicon Valley. Softbank, tornato in Giappone, fu la compagnia per vendere software, inclusi quelli di Micrsoft, fino alla ‘pazza idea’ di costruire una rete mobile negli anni 2000 e il salto di qualità  e dimensionale del 2006 con l’acquisto da Vodafone degli asset nipponici fino al lancio dell’iPhone in Giappone, un successo. L’obiettivo è fare di Softbank una delle prime 10 società  più grandi al mondo, “perché possa esistere altri 300 anni”. Dopo aver sbloccato il mercato della telefonia, la successiva tappa è l’energia: con l’incidente nucleare di Fukushima, Son ha sposato causa anti-atomo e apertura del settore elettrico. Nella prefettura di Tottori c’é il piano di un grande impianto solare da 100 milioni di euro. La “vera miniera” è la Mongolia: pochi mesi fa l’ultima visione sulla costruzione nel deserto di enormi distese di pannelli solari e pale eoliche “per portare energia direttamente in Giappone”. (ANSA).