SALLUSTI: ZAGREBELSKY, L’EDITORE NON ENTRI NELLE REDAZIONI

NEPPURE IL FASCISMO AVEVA PREVISTO UNA DISCIPLINA DEL GENERE

(ANSA) – ROMA, 22 OTT – “Neppure il fascismo aveva previsto una disciplina del genere. Il codice penale prevede lo schermo del direttore responsabile e tutto, da allora, è riconducibile a quella figura. Nel momento in cui però si estende la responsabilità  all’editore, allora il sistema di garanzie e di diritti, il delicato equilibrio che è alla base del diritto di informare e di essere informati rischia di essere compromesso”. Lo dice a Repubblica Gustavo Zagrebelsky a proposito del ddl in discussione in commissione Giustizia al Senato. “La pena detentiva – sottolinea a proposito del caso Sallusti – è prevista dalla legge penale e il problema dell’ adeguatezza della pena è annoso, non nuovo. Va detto, però, che nel caso dell’articolo in questione non si tratta di opinioni, ma dell’attribuzione di fatti determinati risultati palesemente falsi. Il reato consiste nell’omessa vigilanza circa un fatto che non riguarda la libertà  di opinione. Si può discutere se il carcere sia la misura più appropriata”. “La mia risposta – precisa – è no. Il carcere non è adeguato. In questo, come in tanti altri casi, non è la misura opportuna”. La vera questione però per il costituzionalista è “la chiamata in causa dell’editore”: “nel momento in cui si estende la responsabilità  al proprietario dell’impresa editoriale – precisa, – è chiaro che questi farebbe di tutto per prevenirla e ciò gli darebbe il diritto d’intervenire nella gestione dell’impresa giornalistica, un’impresa molto particolare, nella quale la libertà  della redazione deve essere preservata dall’intervento diretto della proprietà , cioé del potere economico”. (ANSA).

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