Editoria

23 ottobre 2012 | 12:09

Diffamazione/ Ok commissione Senato a ddl, approda in Aula

Multe restano tra 5 e 100 mila euro ma giudice valuterà  gravità 

Roma, 23 ott. (TMNews) – Il ddl sulla diffamazione dovrebbe approdare domani nell’aula del Senato dopo la conclusione dell’esame in commissione Giustizia. Ad annunciarlo al termine dei lavori di stamani il presidente della commissione Filippo Berselli, il quale ha spiegato che è “stato conferito all’unanimità  il mandato al relatore”. Le multe restano da 5 a 100 mila euro ma è stato approvato un emendamento che affida al giudice il compito di valutare la gravità  dell’offesa e la diffusione del periodico. Niente più carcere per la diffamazione a mezzo stampa nè riparazione, basta il risarcimento in sede civile. Ciò vale, con una modifica al codice penale, non solo per chi è giornalista ma per chiunque commetta il reato della diffamazione a mezzo stampa. Confermata come pena accessoria, invece, l’interdizione dalla professione da uno a sei mesi, prolungabile fino a tre anni in caso di recidive.
Il tetto massimo per la pena pecuniaria resta di 100 mila euro.
Berselli ha spiegato di aver “proposto una riformulazione delle pene previste fissandole da 5 a 50 mila euro ma la commissione ha votato” e questa soluzione non è passata. Ma, ha osservato il senatore democratico Felice Casson “sarà  il giudice a dover tenere conto della gravità  dell’offesa e della diffusione del periodico perchè una cosa è diffamare su un giornaletto, un’altra è il caso Boffo”.
Ritirata poi la cosiddetta norma anti-Gabanelli, che messa ai voti sarebbe stata bocciata in commissione, ma il suo autore, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi Giacomo Caliendo, potrebbe ripresentare l’emendamento in aula (“sto valutando”). Nella nuova legge sulla diffamazione a mezzo stampa è prevista l’aggravante per la diffamazione organizzata quando, spiega la relatrice ed ex magistrato Silvia Della Monica (Pd), “oltre al giornalista” concorrono dolosamente all’attribuzione di un fatto determinato, poi risultato diffamatorio, più soggetti. Quando, insomma, editore, direttore e giornalista si mettono d’accordo per diffamare una persona e danno vita alla cosiddetta “macchina del fango”.
Per quanto riguarda, infine, i siti internet è la senatrice democratica a sottolineare che “al momento” le pene vengono applicate solo “alle testate giornalistiche diffuse anche per via telematica e restano fuori quelle che sono solo on line, ma su questo l’aula dovrà  fare una riflessione” anche perchè c’è da rispettare “un obbligo di parità  tra testate” e c’è chi come il Pdl vorrebbe che la ‘stretta’ riguardasse tutte le pubblicazioni web e quindi anche i blog.

Vep