‘Mi creda, non è roba da poco’

Dice Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, davanti al lavoro fatto dal governo Monti per mettere a punto il quadro istituzionale e normativo per recuperare il ritardo italiano rispetto agli obiettivi dell’agenda digitale europea. E ci spiega quale sarà  il ruolo dell’Agenzia digitale e cosa di rivoluzionario potrà  avvenire: se la pubblica amministrazione adottasse in modo massivo le tecnologie Internet più efficienti, avremmo una riduzione della spesa pubblica strutturale di oltre 13 miliardi.

Poco meno di un anno fa ne aveva anticipato i temi su Prima comunicazione (gennaio 2012). E allora Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, era stato molto netto, spiegandoci cosa fosse necessario perché il nostro Paese entrasse a pieno titolo nell’era digitale. Proprio in quei giorni si era recato a Palazzo Chigi e aveva messo sul tavolo del governo un dossier circostanziato sulle misure da prendere senza perdere tempo. “L’obiettivo”, ricorda oggi Parisi, “era quello di sensibilizzare il governo con proposte operative sullo stimolo che l’economia digitale può portare allo sviluppo del Paese”. Il 4 ottobre con grande soddisfazione il presidente del Consiglio, Mario Monti, affiancato dal ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, Corrado Passera, ha annunciato in una conferenza stampa a Palazzo Chigi il varo del secondo decreto sviluppo ‘Misure urgenti per l’innovazione e la crescita: agenda digitale e startup’. Che cosa pensa Stefano Parisi di questo impegno del governo? Che cosa pensa del decreto legge? Ritiene di aver ottenuto il risultato che si prefiggeva?

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 432 – ottobre 2012

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