Ora viene il difficile

Bisogna saper integrare, e allo stesso tempo differenziare, i tre principali strumenti: giornale, sito e tablet, dice Dario Cresto-Dina, vice direttore di Repubblica, innamorato del buon giornalismo. “E per sopravvivere il quotidiano di carta stampata deve diventare comunità , fare approfondimenti, offrire grande qualità  di scrittura. E non mettere i suoi migliori pezzi su Internet”.

Avendo conosciuto due soli giornali nell’arco di trent’anni, anche se non proprio fedele nei secoli come un carabiniere, questo giornalista cinquantenne dalla carriera già  ampia e luminosa può dirsi un’eccezione. Secondo un suo (nostro) celebre collega che inchiodò nella storia di uno dei mestieri più antichi del mondo (sì, insieme a quell’altro: qualche attinenza c’è) il motto “un bravo giornalista si vede dalle liquidazioni che ha preso”, più che un’eccezione sarebbe un pirla. Ma queste sono scemenze, aneddoti da salotto. A Dario Cresto-Dina dobbiamo invece riconoscere due qualità  ultimamente poco praticate: la coerenza e l’amor di bandiera. Dopo un paio d’ore di confronto ho capito che la lunga militanza – prima alla Stampa, vent’anni, e poi a Repubblica, dodici per ora – viene da lontano. E ho scoperto che in lui regna una doppia personalità , o meglio una doppia anima.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 432 – ottobre 2012

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