DDL SALLUSTI:MAGGIORANZA TROVA INTESA, NO CARCERE,MENO MULTE

(ANSA) – ROMA, 24 OTT – Al termine di una riunione durata oltre tre ore, la maggioranza trova un’intesa in extremis sul ddl per la diffamazione. Non ci sarà  il carcere per chi diffama e la sanzione massima sarà  di 50 mila euro. Per quanto riguarda la rettifica online, questa riguarderà  solo le testate giornalistiche e gli articoli che vi saranno pubblicati. Nessun obbligo di rettifica, invece, per i commenti. Questi, in sintesi, i contenuti dell’accordo raggiunto nella riunione alla quale hanno preso parte, oltre ai capigruppo, anche i senatori ‘tecnici’ come Luigi Li Gotti per l’Idv; Silvia Della Monica e Felice Casson per il Pd; Giacomo Caliendo e Franco Mugnai per il Pdl. Oltre al presidente della Commissione Giustizia Filippo Berselli. – NO CARCERE: era questa la norma più scontata. Quasi tutti, tra maggioranza e opposizione, erano d’accordo per eliminare il carcere per il giornalista che diffama. – SANZIONI MENO SALATE: le sanzioni per chi diffama oscilleranno tra i 5 mila e i 50 mila euro. Si cancellano i 100 mila euro previsti dal ddl così come era stato approvato in Commissione. – RETTIFICA ONLINE: l’obbligo scatterà  solo per le testate giornalistiche e varrà  solo per gli articoli pubblicati. Nessun obbligo, invece, per i commenti. – RETTIFICA, STESSO SPAZIO DIFFAMAZIONE: la rettifica sui media normali, invece, dovrà  avere lo stesso spazio e dovrà  essere inserita nella stessa pagina ‘occupata’ dall’articolo diffamatorio. – GIUDIZIO IMMEDIATO: i ‘tecnici’ si sono impegnati a dire sì ad un emendamento dell’Idv, primo firmatario Luigi Li Gotti, che introduce un giudizio immediato per i reati di diffamazione. Tale giudizio dovrà  essere celebrato nel giro di sei mesi visto che “non si devono fare particolari indagini”. – RECIDIVA PIU’ LIEVE E ‘NO’ OBBLIGO INTERDIZIONE: nessun raddoppio della pena in caso di recidiva. Se si torna a delinquere si applicherà  la norma del Codice già  prevista per i recidivi. Non ci sarà , poi, l’obbligo dell’interdizione dalla professione giornalistica. Il giudice potrà  o meno ma senza alcun obbligo particolare. E l’interdizione diventa più ‘soft’: in caso di prima recidiva l’interdizione dalla professione giornalistica potrà  andare da uno a tre mesi, in caso di seconda recidiva, da tre a sei mesi e in caso di terza, fino ad un anno. – NO CONDANNE PER EDITORI: gli editori non dovranno più rispondere per il reato di diffamazione. Salta dunque il discorso del pagamento delle quote. – NO ‘RISCHI’ PER CONTRIBUTI: almeno nel ddl per la diffamazione i contributi all’editoria non correranno rischi. Si cancella la norma che prevedeva la restituzione di parte di questi in caso di diffamazione non risarcita.(ANSA).

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