Editoria

30 ottobre 2012 | 11:27

DDL SALLUSTI:SENATO RINVIA VOTO SEGRETO;OK ‘MENO’MULTE

PD CHIEDE RITORNO IN AULA DDL, MA PDL E LEGA DICONO NO

(di Anna Laura Bussa) (ANSA) – ROMA, 29 OTT – ‘Impasse’ totale al Senato sul ddl Diffamazione. L’Aula di Palazzo Madama prima boccia, pur con un pareggio sostanziale (145 no,150 si e 5 astenuti), la richiesta del Pd di far tornare il testo all’esame della commissione Giustizia (ricompattando Pdl, Lega e Cn). Ma poi è costretta, comunque, ad una battuta d’arresto. Il pretesto, per rinviare tutto a domani mattina, lo offre un emendamento che, essendo stato riformulato, necessita di ulteriore tempo per la presentazione dei sub emendamenti, così come viene richiesto dal responsabile Giustizia Idv Luigi Li Gotti. La realtà , però, è quella che descrive Vannino Chiti, vicepresidente di turno e uno dei firmatari, insieme a Maurizio Gasparri (Pdl), del testo: “In Aula si sta lavorando esattamente come se si fosse in commissione” ed è per questo “che invito tutte le forze politiche ad avviare una riflessione in questo senso”. Infatti, incalza il segretario dell’Api Francesco Rutelli, è abbastanza singolare che si faccia una discussione così capillare delle varie proposte di modifica ben sapendo che l’intero provvedimento potrebbe ‘cadere’ sotto il ‘colpo’ del voto segreto all’articolo 1 del ddl: il vero cuore del progetto di legge. “Meglio sarebbe che un testo del genere si bocciasse in modo palese”, aggiunge Rutelli che però era stato la scorsa settimana tra i promotori della raccolta delle firme necessarie per la richiesta di voto segreto. Nella seduta di oggi cominciata verso le 17.30 passano intanto norme significative come quella che diminuisce le multe da 100mila a 50mila euro (esattamente lo ‘scoglio’ sul quale si era arenata la discussione nella precedente seduta), o come quella che elimina il raddoppio della pena per chi mette in piedi la cosiddetta “macchina del fango”. Mentre rimane ‘intatta’ l’interdizioné dalla professione e dall’ attività  giornalistica. Anche se il ‘quantum’ è ancora incerto visto che uno degli emendamenti che riduceva la portata delle pene viene accantonato. Stavolta, invece, il dibattito si incaglia sulla proposta di modifica che porta la firma di Lucio Malan (Pdl): una norma che punta a spostare il foro competente, per il reato di diffamazione commesso anche via internet, nel luogo di residenza dell’offeso. Contravvenendo a quella che è la disposizione generale del codice secondo la quale giudice competente è quello del luogo in cui si commette il reato. Il senatore Pd Giovanni Legnini, intanto, non si arrende e lancia una controproposta a Chiti per vedere di ‘chiudere’ il capitolo: c’é un articolo del Regolamento, il numero 100, ricorda, che dà  la possibilità  al presidente di turno di accantonare o di rinviare in commissione anche un solo articolo del testo. Ma Chiti non se la sente di decidere da solo. Preferisce che a sciogliere il ‘nodo’ sia Schifani. Così il rinvio di stasera diventa strategico anche sotto questo profilo. Ma mentre al Senato il dibattito si arena, il capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini indica una via d’uscita dal vicolo cieco in cui si è ficcata la maggioranza per tentare di evitare il carcere al direttore de ‘Il Giornale’ Alessandro Sallusti: inserire una norma ‘ad hoc’ nel provvedimento sulla messa alla prova per il quale il Guardasigilli Paola Severino ha chiesto un iter abbastanza rapido. Lasciando naufragare così il progetto di legge che anche il senatore centrista Achille Serra non esita a definire “un pastrocchio”. La proposta, però, piace poco a via Arenula e anche al Senato non sono pochi quelli che storcono il naso. Così ogni decisione si rinvia a domani. Quando il voto segreto sull’articolo 1 potrebbe spazzare via l’intero provvedimento. (ANSA).