Comunicazione, Editoria

14 novembre 2012 | 10:00

Diffamazione: Bocchino, Sallusti in carcere costa e fa la vittima

(AGI) – Roma, 14 nov. – In generale, “il carcere non serve a niente, e lo dico da diffamato. Chi viene diffamato dovrebbe avere una rettifica in tempi civili e che non finisca a pagina 15 con una risposta che ti sbertuccia”. Nello specifico, quando si parla di diffamazione, della proposta di legge che ora torna a prevedere il carcere per i giornalisti e del caso Sallusti che ha sollevato la questione, Italo Bocchino osserva che un motivo di piu’ per evitare che il direttore del Giornale vada in galera e’ che “se va in carcere, poi non serve alla collettivita’, perche’ ha anche un costo, diventa una vittima, comincia a scrivere lettere dal carcere e magari fa vendere pure piu’ copie del suo giornale”.
“Che Sallusti vada in carcere non mi fa piacere – prosegue l’esponente Fli, ospite di Omnibus su La7, ricordando di essere stato diffamato proprio dal direttore de Il Giornale e di essere in attesa di una “rettifica che arrivera’ dopo 5-6 anni a pagina 13″ – preferisco che gli diano 28 mesi di interdizione dalla professione, perche’ almeno cosi’ per 28 mesi – osserva – stiamo tranquilli. Quella e’ la vera pena per chi commette un reato del genere”. Insomma, “no al carcere, ma si’ a pene severe di tipo pecuniario e interdittive della professione”, dice ancora Bocchino.