Editoria

14 novembre 2012 | 17:02

GIORNALISTI: ADDIO GABRIELLA POLI,DALLA RESISTENZA A CRONACA

SINIGAGLIA (ORDINE PIEMONTE), CREDEVA IN ONESTA’ E RIGORE

(ANSA) – TORINO, 14 NOV – E’ morta una decana del giornalismo italiano: Gabriella Poli, classe 1920, capocronista de La Stampa negli anni Settanta, maestra di rigore, inflessibile e leale. Amica di Primo Levi, di lui raccolse interviste e materiale vario. Fu lei a rendere stabile il rapporto dello scrittore con il giornale facendone il suo editorialista di prestigio. “Con Gabriella Poli – commenta il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, oltre che suo collega, Alberto Sinigaglia – il giornalismo piemontese perde una figura esemplare. Assunta alla Stampa da Giulio De Benedetti – ricorda Sinigaglia – ebbe presto un ruolo di responsabilità  in tempi in cui erano assai poche le donne al lavoro nelle redazioni. Vice di Ferruccio Borio, lo affiancò alla guida di quella che per un lungo periodo meritò la fama della miglior cronaca d’Italia. Con lui e dopo essergli succeduta, fu maestra di cronisti e di inviati, formandoli al rispetto dei fatti e dei lettori, all’ostinata verifica delle notizie, alle idee di un giornalismo onesto, leale, coraggioso, in anni di tensioni in cui al coraggio si doveva ricorre tutti i giorni. Orgoglioso di averla avuta tra i suoi primi iscritti, l’Ordine dei giornalisti del Piemonte ne onora la memoria”, aggiunge non senza ricordare quel “giorno del 1973 quando venne a parlarmi per convincere Arrigo Levi a rendere più stabile il rapporto di collaborazione con Primo Levi”. Gabriella Poli, laureata in Lettere, iniziò l’attività  giornalistica collaborando alla stampa clandestina durante la Resistenza. Nel dopoguerra, tra il ’47 il ’54, fu cronista all’ Avanti! e dall’anno successivo a La Stampa dove rimase fino alla pensione. Prima caposervizio in cronaca, poi vice capocronista e infine capocronista, in un luogo strategico del giornale. Nel 1972 vinse il Premio giornalistico Saint-Vincent, sezione cronaca, con l’inchiesta “Perché i poveri hanno troppi figli”.