Comunicazione, Editoria

22 novembre 2012 | 14:53

Diffamazione/ Siddi (Fnsi): Sotto attacco tutti i giornalisti

Roma, 22 nov. (TMNews) – A giudizio del segretario Fnsi Franco Siddi “il voto di oggi al Senato è un altro segnale di attacco a tutti i giornalisti italiani”.
“Si conferma e si accentua – ha sostenuto in una dichiarazione – il carattere di aggressione a un’intera categoria professionale che invece vogliamo responsabilmente e tenacemente impegnata nell’esercizio di un’attività  che, con correttezza, autonomia e libertà , deve assicurare l’informazione ai cittadini. La maggioranza che si è ricreata nel voto contro i giornalisti sta compiendo un atto di violenza che non potrà  restare senza sanzione pubblica da parte della categoria e dei cittadini”.
“Il gioco si è fatto talmente scoperto – ha detto ancora Siddi – che anche il proposito di salvare dal carcere un direttore, Sallusti, recentemente condannato a 14 mesi di prigione, è stato fatto cadere: la condanna che lo riguarda non è sanata affatto da una norma scombinata e impresentabile come quella votata stamani.
Modo di legiferare insensato e brutale, su una norma di carattere incostituzionale, che ha il solo scopo di mandare una minaccia chiara a tutti i cronisti, con particolare esposizione per chi sta in frontiera ed è precario, quindi non titolati di incarico di direzione”.
“La Fnsi – ha proseguito Siddi – ribadisce la sua linea di intransigenza a tutela dei diritti all’informazione e alla dignità  delle persone e ricorda che le misure serie e concrete più efficaci (la rettifica documentata e riparatrice e il Giurì per la libertà  e l’informazione), non sono state prese in considerazione perché c’è una parte della politica che vuole esprimersi e far valere poteri di comando e controllo che non le appartengono”.
“Il voto di oggi – ha concluso il segretario del sindacato dei giornalisti – è la dichiarazione di un conflitto che i giornalisti sono costretti a raccogliere chiamando alla risposta con loro tutti i cittadini. Lo sciopero della categoria, con una mobilitazione diffusa, diventa inevitabile”.