Editoria, Televisione

30 novembre 2012 | 10:51

RAI: FNSI, SENZA RIFORMA GOVERNANCE NON SI CAMBIA DAVVERO

(ANSA) – ROMA, 29 NOV – “Senza una vera riforma della
governance e chiarezza sulla mission, era difficile che alla Rai
le cose assumessero davvero una piega di discontinuità . La
vicenda delle nomine di oggi (ma anche quella del regolamento
del Consiglio) dimostra che senza modificare regole e metodi
sostanziali, un cambiamento reale non c’é e ciò fa torto anche
all’identità  professionale dei nominati”. Lo dichiarano in una
nota Franco Siddi e Roberto Natale, segretario e presidente
della Fnsi. “Le spaccature del Cda sono clamorose su tutto il
‘pacchetto’ e particolarmente sulla nomina del direttore del
Tg1, Mario Orfeo, professionista affermato e solido – prosegue
la nota -. Sul piano contrattuale le valutazioni saranno della
redazione. Non si evince   un senso chiaro e immediato che si
volti pagina, come era necessario. Il Sindacato dei giornalisti
tutto – la Fnsi e l’Usigrai – aveva più volte sottolineato
l’esigenza di una discontinuità  effettiva della presa non solo
dei partiti ma anche del Governo sulla Rai, del preliminare, o
almeno contestuale, ritiro dei provvedimenti di emarginazione e
del recupero pieno al lavoro attivo nel servizio pubblico dei
professionisti esclusi per ragioni niente affatto professionali.
Queste procedure di nomina non appassionano affatto la Fnsi.
C’é necessità , oggi ancora di più, di cambiare in radice, a
partire dall’urgenza di un netto superamento della legge
Gasparri”. “Il Direttore Gubitosi e la Presidente Tarantola, che si
erano impegnati a compiere scelte e azioni ‘inclusive’, allo
stato, non hanno ancora dato questo segno nel concreto -
prosegue la nota -. In un contesto siffatto, purtroppo, ancora
una volta tutte le scelte fatte (quindi anche quelle per le
reti) – che pure evidenziano professionalità  riconosciute -
appaiono troppo orientate verso equilibri interni ed esterni
all’azienda che si sono riflessi in votazioni che sanno troppo
di scuola vecchia. D’altronde, se non si emenda il peccato
originale e si chiarisce definitivamente che è tempo di finirla
anche con la Rai del Governo e non solo dei partiti, di strada
da fare ce ne sarà  molta”.