GIORNALISTI: 7 ASSOCIAZIONI REGIONALI,RILANCIARE OCCUPAZIONE

(ANSA) – BOLZANO, 10 DIC – “Le crescenti difficoltà  del comparto dell’editoria e il moltiplicarsi degli stati di crisi, che coinvolgono le grandi e le piccole realtà  editoriali, richiedono alla Fnsi uno sforzo straordinario che dovrà  coinvolgere tutte le Associazioni di stampa territoriali”. Lo afferma il Coordinamento delle associazioni regionali di stampa per un sindacato di servizio (Capss) Liguria, Trentino Alto Adige, Veneto, Val d’Aosta, Puglia, Basilicata e Molise. “La difesa e il rilancio dell’occupazione e il rafforzamento di tutti gli strumenti del welfare della categoria per tutti i giornalisti dovranno essere – afferma il Capss – il valore aggiunto del prossimo rinnovo del contratto nazionale di lavoro Fieg-Fnsi, ormai alle porte. Anche in una fase di transizione epocale, come quella che stiamo attraversando, è possibile mettere al centro l’occupazione e la tutela di tutti i colleghi, soprattutto quelli senza contratto, affrontando con coraggio e senza pregiudiziali tutti i nodi legati alle nuove tecnologie e alle mutate esigenze di organizzazione del lavoro redazionale”. Per le sette associazioni regionali, “la gravità  della crisi e il tentativo delle controparti di lucrare vantaggi dalle divisioni nel mondo del lavoro, esasperando la contrapposizione fra garantiti e precari, ma anche le diversità  di vedute tra i sindacati (nel nostro comparto non mancano le difficoltà  a impostare vertenze unitarie con i confederati per tutelare al meglio i colleghi di tv e radio locali) impongono di lavorare per definire obiettivi condivisi e unitari, a partire dall’esigenza di ampliare la base produttiva riconducendo all’interno del contratto chi oggi lavora e trae il proprio reddito facendo il giornalista, ma non è ‘dentro’ il contratto e non ha le tutele degli istituti di categoria”. “Non ci sarà  soluzione della crisi – prosegue la nota – se non saremo capaci di mettere in campo tutta la forza della categoria su obiettivi condivisi e unitari, a partire dalla centralità  della questione del lavoro che richiama quella della qualità  dell’informazione e della sostenibilità  della sfida cross-mediale. Questi sono temi e terreni di iniziativa che coinvolgono in processi di innovazione – più o meno ambiziosi, più o meno avanzanti – l’intera editoria, dai grandi gruppi, all’emittenza nazionale fino ai piccoli quotidiani e tv locali”. Secondo il Capss, “l’idea che la tenuta dei grandi attori del sistema possa passare attraverso la cannibalizzazione dei piccoli non ha finora portato fortuna all’editoria italiana: non ha messo al sicuro i grandi gruppi, ha spinto i piccoli a rincorrere una riduzione dei costi e delle tutele. A rimetterci sono stati non soltanto i giornalisti, ma anche i lettori. Illudersi che questa strada sia ancora praticabile non è solo sbagliato, ma è soprattutto pericoloso. Per questo, il confronto con gli editori deve partire senza indugio e deve essere a tutto campo, avendo come obiettivo fondamentale e irrinunciabile l’allargamento del perimetro del contratto nazionale del lavoro a tutte quelle figure di giornalisti oggi impropriamente utilizzati come co.co.co o come collaboratori pagati a pezzo. Opportuna, da questo punto di vista, appare la riformulazione di alcuni istituti del vigente contratto di lavoro”. “E’ inoltre necessario confrontarsi sulla riforma degli ammortizzatori sociali e sulla necessità  di estendere anche ai giornalisti titolari di contratti di collaborazione garanzie e tutele, superando l’anacronistica organizzazione ordinistica, sempre più inadeguata, inultimente pletorica e quindi lontana dalla realtà  del mercato del lavoro”, concludono le associazioni regionali di stampa di Liguria, Trentino Alto Adige, Veneto, Val d’Aosta, Puglia, Basilicata e Molise.

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