Cinema, Editoria

12 gennaio 2013 | 14:21

CINEMA: FLORIS, DO’ VOCE ALLA CRISI IN FREAKONOMICS

SPE:>>>ANSA/ CINEMA
2013-01-12 12:41
>>>ANSA/ CINEMA: FLORIS, DO’ VOCE ALLA CRISI IN FREAKONOMICS
CON LUI BERTOLINO PER DOCU IRONICO DA BESTSELLER LEVITT-DUBNER
ROMA
(di Angela Majoli) (ANSA) – ROMA, 12 GEN – E’ più pericolosa una pistola o una piscina? Che influenza ha il nome sulla vita di una persona? Che cosa hanno in comune un insegnante e un lottatore di sumo? A dare le risposte, spesso spiazzanti, prova Freakonomics, bestseller da oltre 4 milioni di copie e traduzioni in 35 lingue, firmato dall’economista Steven D. Levitt e dal giornalista Stephen J. Dubner e diventato un film documentario che arriva ora anche in Italia, in esclusiva nelle sale del circuito The Space Cinema dal 14 al 16 gennaio, doppiato da Giovanni Floris ed Enrico Bertolino. Un’antologia esilarante che rivela il lato nascosto di ogni cosa, rovesciando le convinzioni comuni e svelando come teorie economiche e metodo statistico – applicati alla vita di tutti i giorni – consentano sorprendenti interpretazioni del mondo che ci circonda. “Freakonomics? Originale, unico e avvincente, come Ballarò!”, dice Floris, al debutto al cinema come voce di Dubner. “Ho accettato con piacere l’invito a doppiarlo. E’ un bel film, un documentario atipico e avvincente. Una novità  assoluta. Sa parlare di economia e trascinarti, cosa piuttosto difficile. Freakonomics utilizza esempi semplici per spiegare fenomeni complessi, un po’ quello che facciamo a Ballarò! Ma c’é di più”. Per Floris il giornalismo di Freakonomics è molto simile alla chiave di lettura dei fatti del suo programma: “Facciamo domande che a volte possono sembrare strane o ingenue, perché mettiamo in dubbio concetti che passano per assoluti, facciamo del dubitare di tutto una disciplina, un metodo. Così fa anche Freakonomics. E usa l’ironia per il racconto: anche questo è un metodo che utilizziamo spesso. Doppiare – confessa – è stato divertente e difficile, ma soprattutto mi ha riportato un po’ ai tempi della radio, il mezzo dove mi sono formato e dove ho amato tanto lavorare”. A Bertolino, invece, il compito di dare la voce a Levitt: “Ho studiato economia e commercio all’università , forse per questo mi hanno scelto”, scherza. “Mi ha incuriosito molto l’uso delle basi matematiche per dimostrare teorie, persino una liturgia come il sumo, in modo poco didattico o formale. Lo sforzo maggiore è stato tradurre espressioni idiomatiche, anche del dialetto americano, in frasi comprensibili, senza perdere di vista l’ironia: è la modalità  più utile in un periodo in cui si parla solo di spread. Non è stato facile: è vero che Veltroni è riuscito a tradurre ‘Yes we can’, ma a Roma si dice ‘se po’ ffa”, e vuol dire esattamente il contrario”. In cinque anni di Glob su Rai3, Bertolino ha fatto dell’analisi del linguaggio uno dei punti di forza del programma e chissà  che Freakonomics non diventi uno spunto per la prossima edizione, attesa dopo la ‘sbornia’ di trasmissioni elettorali, forse in tre appuntamenti settimanali di seconda serata: “Dopo essere stati massacrati dal presenzialismo televisivo di persone che sono più contenitore che contenuti, cercheremo di tornare ai contenuti. In questi giorni ci stanno bombardando di informazione affinché non rimanga nulla: il pericolo che stiamo correndo è enorme, ormai non distinguiamo il televoto di Sanremo da una tribuna elettorale. Ma forse per quelli come me o Crozza, che facciamo ‘analisi comiche’, è un bene, altrimenti saremmo disoccupati. Insomma – conclude – c’é da sperare che questo paese non migliori così tanto”. (ANSA).
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