Editoria

14 gennaio 2013 | 11:26

USA: VENTI DI CRISI SU NY TIMES, CHIUDE DESK AMBIENTE

VERDI INSORGONO, MENTRE RAPPORTI SU CLIMA GETTANO ALLARME

(di Alessandra Baldini) (ANSA) – NEW YORK, 12 GEN – Venti di crisi al New York Times: mentre negli Usa due inquietanti rapporti rilanciano l’allarme sul global warming, il più influente quotidiano americano decide di smantellare la sua task force clima. La squadra di sette persone era stata creata nel 2009 e la sua abolizione è stata definita “preoccupante” dai movimenti verdi e dallo stesso Public Editor del quotidiano, (il garante dei lettori) Margaret Sullivan. I giornalisti non perderanno il posto, ma verranno assegnati ad altre redazioni. Nessuna decisione è stata ancora presa sul blog ‘Green’: resterà  in vita se i click ricevuti ne dimostreranno il valore, ha detto il direttore per le news Dean Baquet. “Non è stata una decisione presa alla leggera”, ha detto Baquet alla redazione: “All’ambiente dedichiamo più risorse che mai e non abbiamo perso interesse per i temi del clima e dell’ecologia. E’ stata semplicemente una mossa organizzativa”. Fatto sta però che gli ambientalisti sono adesso con i fucili puntati. E che il New York Times, in tempi di crisi dell’editoria, è entrato in una fase di profonda ristrutturazione. Il 3 dicembre il direttore esecutivo Jill Abramson ha scritto allo staff informando che l’amministrazione ha reclamato 30 nuove ‘uscite’ per ridurre le spese della redazione. La Abramson aveva dato ai reporter un mese di tempo per decidere se accettare gli incentivi: ma se entro il 24 gennaio non si troveranno abbastanza candidati disponibili ad andarsene volontariamente, “si dovrà  pensare a licenziamenti”, ha detto la Abramson. Baquet ha negato che lo smantellamento della redazione clima sia da collegare con la stretta nel budget: piuttosto è la presa d’atto di una profonda mutazione nel modo di raccontare giornalisticamente i temi sull’ambiente. Nel 2009 l’ecologia era considerata una materia “singola e isolata”: oggi è parte integrante del dibattito politico, economico, nazionale e locale. Serve l’apporto di gente di altri desk per dare fiato alla storia nel suo complesso, ha spiegato Baquet. Tutto bene se non fosse che la notizia della chiusura dell”environmental desk’ ha coinciso con due allarmanti rapporti federali: il primo, di pochi giorni fa, ha rivelato che il 2012 è stato per gli Usa l’anno più caldo di sempre. Il secondo, pubblicato ieri in bozza, dal National Climate Assessment, ha preannunciato che le future generazioni di americani potranno aspettarsi di sudare 25 giorni all’anno a temperature oltre i 38 gradi centigradi mentre il global warming trasformerà  il paese in un luogo sempre più arido e sempre più soggetto a catastrofi naturali. (ANSA).