Cinema

17 gennaio 2013 | 16:41

Cinema: Unindustria, Italia piu’ marginale nello scenario mondiale

(ASCA) – Roma, 17 gen – L’industria audiovisiva cresce di ruolo nella societa’ della conoscenza e della comunicazione. La sua importanza deriva non solo dai numeri del suo fatturato e dell’interscambio commerciale ma anche dal fatto che essa concorre a creare quell’immaginario collettivo che incide sul ”made in” di ciascun Paese. E’ un’industria sempre piu’ globale in cui la quota di commercio internazionale e’ diventata decisiva per la sua sostenibilita’ economica. La ricerca di Unindustria e Distretto dell’Audiovisivo e dell’ICT presentata questa mattina alla stampa traccia il punto sull’importanza delle esportazioni e ribadisce l’importanza che l’industria dell’audiovisivo riveste per l’economia romana. Il commercio mondiale e’ in crescita. Gli scambi internazionali dell’audiovisivo sono notevolmente cresciuti fino al 2007, per poi stabilizzarsi come effetto della crisi economica globale. Presumibilmente, pero’, essi saranno pronti a ripartire nel momento in cui il ciclo economico cambiera’ finalmente di segno, cavalcando la crescita del box office nei BRIC e negli altri Paesi emergenti, la moltiplicazione dei canali televisivi come effetto del digitale e la crescita della distribuzione via internet che cannibalizza l’home video ma, per l’esperienza americana, fa crescere i volumi distribuiti senza penalizzare la sala cinematografica. L’Europa e’ il secondo protagonista assoluto, dopo gli Stati Uniti, del mercato internazionale dell’audiovisivo, anche per effetto della produzione UK. I 5 principali Paesi europei (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Italia), che costituiscono la gran parte dell’export Ue, dopo la significativa crescita registrata fino al 2004 sembrano perdere lo slancio e quindi rischiare di cedere posizioni al cambiamento di segno del ciclo economico. A bilanciare gli effetti sul saldo della bilancia commerciale c’e’ la parallela forte riduzione delle importazioni. Fatto nuovo per il contesto europeo e’ la apparente stanchezza delle esportazioni francesi nel settore audiovisivo, che perdono quote percentuali nonostante il forte impegno dello Stato francese e dei suoi straordinari strumenti di promozione sull’estero. Da rilevare, al contrario, sono il guadagno di posizioni dell’audiovisivo tedesco e di quello spagnolo, che ormai uguagliano quelle francesi. L’affaticamento delle esportazioni, pero’, non ha portato a una minore presenza dell’audiovisivo francese all’estero per il motivo che la Francia puo’ vantare il piu’ alto numero di co-produzioni tra i 5 principali Paesi europei. Co-produzioni che certamente costituiscono una componente decisiva dell’internazionalizzazione del cinema d’oltralpe. C’e’ stato, quindi, un cambiamento di strategia che ha dimostrato di capire il ruolo importante che hanno le co-produzioni come presenza di una cinematografia nazionale sul mercato internazionale. Il Regno Unito deve la sua posizione dominante tra i 5 Paesi europei al fatto di essere una cinematografia strettamente collegata a quella americana. La percentuale, enorme rispetto a Francia e Italia ad esempio, degli investimenti esteri nella sua cinematografia ne sono un indice assai chiaro. Sono il risultato di un ponte tra UK e USA che non vale solo per la cinematografia. E l’Italia? Cresce la sua marginalita’ nell’interscambio complessivo tra i principali Paesi protagonisti del mercato audiovisivo. La riduzione delle esportazioni, unita ad un aumento sensibile delle importazioni, ha avuto come conseguenza un saldo commerciale molto negativo per il nostro Paese. Il risultato, in termini di box office globale dei film italiani (nazionale + Paesi esteri), nel confronto, ad esempio, con la Francia indica un fossato che va ancora colmato: solo il 9,2% del box office globale dei film italiani deriva dall’estero, contro il 24,9% del cinema francese. A consolazione di cio’, la Francia costituisce il principale mercato di sbocco per il nostro cinema. Se alle esportazioni dei film sommiamo poi quelle delle serie televisive, Germania e Francia rappresentano i nostri maggiori mercati di sbocco sui quali pero’, anche per effetto della crisi, registriamo una perdita di valore. Nel contesto italiano, Roma e Milano rappresentano i poli produttivi piu’ importanti, caratterizzandosi la Capitale per essere il principale centro di esportazione e Milano quello per le importazioni. Riguardo alle esportazioni, va sottolineato che se per tutto lo scorso decennio l’export di prodotti audiovisivi romani ha rappresentato grosso modo l’80% del totale delle esportazioni nazionali in questo settore, con ricadute positive sull’economia del territorio in termini di fatturato delle imprese e di occupazione, nell’ultimo triennio si e’ registrata l’entrata in gioco di altre aree del Paese: le esportazioni romane, che erano l’82,1% del totale nazionale nel 2008, sono cosi’ scese al 56,2% nel 2011. Roma rimane una realta’ produttiva ed esportativa piu’ importante ma sente sul collo il fiato di altre realta’ nazionali. L’Europa continua ad essere la destinazione piu’ importante per l’audiovisivo romano e quindi italiano. Tra gli altri continenti, l’America settentrionale rappresentava di gran lunga il maggior mercato di sbocco, fortemente ridimensionatosi nell’ultimo triennio. L’Asia e, in particolare, i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo costituiscono dei mercati con significative prospettive di sviluppo. Tra di essi, il Libano, gli Emirati Arabi e la Turchia registrano un’interessante incremento di esportazioni, seppur su valori che necessitano di essere incrementati.